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Stabilità economica e prestigio non bastano: ora l’Italia investa in salari, natalità e immigrazione regolare e integrata

Solo su basi sociali più solide può crescere anche la natalità, oggi uno dei nodi strutturali più urgenti per il futuro del Paese
domenica, 25 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Conti pubblici in sicurezza, prestigio internazionale ritrovato e un’economia che tiene: è il momento di trasformare la crescita finanziaria in coesione sociale, stipendi più equi, sostegno alla natalità e immigrati che vogliono lavorare

Viviamo una fase che richiede uno sforzo ulteriore di lucidità e responsabilità per comprendere fino in fondo la realtà del Paese, il suo presente e soprattutto il suo futuro. I segnali positivi non mancano: l’Italia ha riconquistato credibilità e prestigio in ambito internazionale, l’economia dimostra una capacità di tenuta superiore alle attese e i conti dello Stato sono oggi sotto controllo.

Parole rassicuranti sono arrivate anche dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che nei giorni scorsi ha escluso scenari recessivi, sottolineando come il commercio globale si stia riorganizzando nonostante i dazi e come l’economia mondiale stia reggendo meglio del previsto: “Il mondo è più furbo dei vincoli”. Un’analisi che condividiamo, ma che va completata con alcune considerazioni essenziali per il bene dell’Italia e dei suoi cittadini.

Ora è il momento di agire

Proprio questa fase di stabilità economica e finanziaria rappresenta un’occasione che non può essere sprecata. È il momento di ridurre le disuguaglianze, di migliorare i salari, di renderli più adeguati all’aumento del costo della vita, dall’affitto al carrello della spesa. Serve un impegno concreto a favore dei lavoratori, dei giovani, delle donne, rafforzando i salari minimi e innalzando il livello del welfare. Solo su basi sociali più solide può crescere anche la natalità, oggi uno dei nodi strutturali più urgenti per il futuro del Paese.

I nodi da sciogliere

L’Italia è infatti una nazione che invecchia e che rischia, nel tempo, di mettere sotto pressione il proprio sistema previdenziale. Da qui si apre inevitabilmente il grande tema dell’immigrazione. Un tema che va affrontato senza ambiguità: al nostro sistema produttivo servono lavoratori, non l’immigrazione irregolare e delinquenziale che genera insicurezza e degrado nelle città. Serve un’immigrazione regolare, governata, orientata al lavoro e all’integrazione.

Con l’Albania accordo costruttivo

Abbiamo bisogno di persone che vogliano contribuire alla crescita del Paese e diventarne parte integrante. Per questo è necessario migliorare i meccanismi di accoglienza e selezione, arrivando anche a costruire canali di ingresso direttamente nei Paesi di origine. In questa direzione va l’impegno del governo e gli accordi con l’Albania, che offrono strumenti utili di identificazione e gestione dei flussi, fondamentali per coniugare sicurezza, legalità e integrazione.

Una occasione importante

Siamo dunque di fronte a una svolta. L’Italia può contare oggi su un governo autorevole, su un’economia che tiene e su una rinnovata voglia di crescita. Ben vengano iniziative come il Piano Casa annunciato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, così come le valutazioni positive della Banca d’Italia e tutte quelle scelte politiche orientate allo sviluppo.

Ridare fiducia alle persone

Ma ora è necessario dare alle aspettative dei cittadini il giusto peso. Ridurre le disuguaglianze, garantire salari migliori, rafforzare il welfare e sostenere la natalità non sono obiettivi accessori: sono la condizione per una crescita vera e duratura. Così come una politica migratoria che favorisca l’integrazione e combatta con fermezza illegalità e criminalità.

Possiamo farlo. E questo è il momento di farlo. Se il governo e le forze politiche sapranno avere l’ambizione non solo di una crescita finanziaria, ma anche sociale, allora l’Italia potrà davvero guardare al futuro con fiducia e offrire ai suoi cittadini un Paese più giusto, più sicuro e più forte

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