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Il fascino delle vette e l’inganno della confidenza: Perché la montagna non è un “Set”

Secondo le rilevazioni gli infortuni in montagna nel 2025 sono aumentati di 7 punti rispetto all’anno precedente, molto spesso a causa di imprudenze personali, disinformazione eccesso di confidenza o impreparazione
venerdì, 23 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

C’è una sottile linea che separa il desiderio di bellezza dalla sicurezza ed è una linea che sempre più spesso viene superata. Con l’avvio della stagione invernale 2025/2026, i numeri tornano a ricordarci che il nostro rapporto con la montagna sta cambiando. I dati dell’Istituto Provinciale di Statistica (ASTAT) parlano di un aumento del 7,1% degli infortuni in Alto Adige nell’ultimo anno. Oltre 11.900 interventi in una sola stagione. Ma a colpire non è solo il volume dei traumi, quanto la loro dinamica.

La trappola della “familiarità”

Siamo abituati a pensare alla montagna come a uno spazio addomesticato, quasi un’estensione dei nostri parchi cittadini. Invece la statistica ci dice che nel 75% dei casi gli infortuni sono cadute autonome, facciamo tutto da soli. Questo accade soprattutto sulle piste azzurre e rosse, quelle che percepiamo come “sicure“. È proprio lì che la guardia si abbassa e l’attenzione scivola via, magari tra un selfie e una distrazione, dimenticando che la pendenza e il ghiaccio non hanno una zona di comfort. Gli ortopedici della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) sottolineano come questa mancanza di accortezza si traduca in una mappatura precisa dei danni fisici. Mentre le donne riportano più frequentemente traumi al ginocchio (36%), gli uomini tendono a subire lesioni alla spalla (13%). Segnali di un corpo che, spesso reduce da mesi di sedentarietà, viene proiettato in un ambiente che richiede una reattività che non abbiamo più allenato.

Preparazione, non solo attrezzatura

Il paradosso moderno è che siamo perfettamente equipaggiati ma tecnicamente fragili. Indossiamo caschi all’avanguardia ormai presenti nel 95% degli sciatori e attrezzature costose, ma spesso dimentichiamo la manutenzione più importante: quella del nostro corpo. “Arrivare preparati può ridurre drasticamente il rischio di traumi“, spiega il Prof. Pietro Simone Randelli, Presidente SIOT. Non si tratta solo di saper sciare, ma di capire quando fermarsi. La montagna è oggi “di moda“, una tendenza che attira migliaia di persone verso le vette. Ma la quota non è un prodotto di consumo è un ambiente che richiede rispetto e, soprattutto, una preparazione che non si può improvvisare il giorno prima della partenza.

Oltre la neve: il senso del limite

Questo fenomeno non riguarda solo chi calza gli sci. La tendenza a sottovalutare l’ambiente montano attraversa tutte le stagioni, dal trekking estivo alle passeggiate autunnali. La sicurezza non è data solo dal miglior scarpone in commercio, ma dalla capacità di leggere il contesto il meteo che cambia, la propria stanchezza, il ghiaccio nascosto. Riscoprire la montagna significa forse ritrovare il senso del limite. Bastano pochi accorgimenti, un riscaldamento muscolare prima di partire, un allenamento costante durante l’anno e l’umiltà di scegliere percorsi adatti alle proprie reali capacità Perché la vera vittoria, in montagna, è sempre tornare a casa con lo zaino pieno di ricordi, e non di referti medici.

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