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SCEICCO ISA BIN SALMAN AL KHALIFA MINISTRO DELLA CORTE DEL PRIMO MINISTRO BAHRAIN, DONALD TRUMP PRESIDENTE USA, NASSER BOURITA MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI DEL MAROCCO

Davos, firmato l’atto costitutivo del Board of Peace di Trump, 22 Paesi aderiscono

Via libera all’organismo per la ricostruzione della Striscia. Roma resta fuori per i vincoli dell’articolo 11. Mosca pronta a destinare un miliardo di dollari usando beni congelati negli Stati Uniti
venerdì, 23 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Al Forum economico mondiale di Davos, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato l’atto costitutivo del Board of Peace, l’organismo promosso da Washington per guidare la ricostruzione della Striscia di Gaza. Alla cerimonia hanno aderito formalmente 22 Paesi, aprendo quella che l’amministrazione americana definisce la “fase due” del piano concordato lo scorso ottobre a Sharm el-Sheikh. Il Consiglio sarà presieduto dallo stesso Trump e avrà il compito di fornire l’indirizzo politico al comitato tecnico palestinese incaricato dell’amministrazione provvisoria di Gaza, composto da esponenti indipendenti. Alla firma erano presenti rappresentanti dei Paesi aderenti, insieme a leader politici, figure non istituzionali e uomini d’affari. Tra i membri indicati figurano il presidente argentino Javier Milei, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l’ex premier britannico Tony Blair. La composizione resta tuttavia fluida: alcuni Paesi hanno successivamente precisato la propria posizione, mentre altri leader invitati, tra cui il premier indiano Narendra Modi, non hanno finora fornito una risposta ufficiale. Sul fronte regionale, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato l’invito, così come l’Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi.

La “nuova Gaza”

Sempre a Davos, Jared Kushner ha presentato il progetto per una “nuova Gaza”, mostrando mappe e rendering di città costiere con porti, aeroporti e grattacieli, sostenendo che sia “assolutamente fattibile” ricostruire in tre anni aree in grado di ospitare fino a tre milioni di persone. Trump ha aggiunto che il Board of Peace opererà in coordinamento con altri organismi internazionali, “comprese le Nazioni Unite”, per dare al nuovo organismo una cornice multilaterale. Un’impostazione che ha suscitato perplessità tra diversi osservatori, sia per i tempi indicati sia per l’assenza di riferimenti alle condizioni politiche e di sicurezza necessarie a renderla operativa.

Italia fuori e fratture europee

L’Italia non ha aderito. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha richiamato “problemi costituzionali legati all’articolo 11”, una posizione confermata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui “sia difficile poter firmare” pur mantenendo “uno spirito costruttivo”. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha riconosciuto l’esistenza di vincoli costituzionali in alcuni Paesi, aggiungendo che “molti altri aderiranno”. Nell’Unione europea, solo l’Ungheria di Viktor Orbán ha formalmente sottoscritto l’iniziativa. “La guerra mette a rischio tutto ciò che abbiamo costruito”, ha scritto Orbán. Il Belgio ha invece smentito l’adesione dopo essere comparso in una lista preliminare diffusa dalla Casa Bianca, mentre Londra ha annunciato che il Regno Unito non ha partecipato alla firma per le preoccupazioni legate a un possibile coinvolgimento russo.

L’annuncio di Mosca

Da Mosca è arrivata una delle prese di posizione più rilevanti. Ricevendo al Cremlino il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, Vladimir Putin ha dichiarato la disponibilità della Russia a destinare un miliardo di dollari al Board of Peace utilizzando fondi russi congelati negli Stati Uniti. “Siamo pronti a destinare un miliardo di dollari alla nuova struttura, soprattutto per sostenere il popolo palestinese”, ha affermato Putin, precisando che i dettagli legali restano da definire e saranno oggetto di un confronto con l’inviato americano Steve Witkoff.

Gaza tra sanzioni e violenze

Sul terreno, la situazione resta instabile. Hamas ha chiesto a Washington di revocare le sanzioni contro sei organizzazioni palestinesi attive a Gaza, accusate dal Dipartimento del Tesoro statunitense di fungere da copertura per l’ala militare del movimento. Israele ha smentito una riapertura imminente del valico di Rafah, subordinandola alla restituzione del corpo dell’ultimo ostaggio ancora trattenuto nella Striscia, mentre il comitato tecnico palestinese continua a indicare la prossima settimana come possibile data. Mercoledì, almeno 11 palestinesi sono stati uccisi in attacchi israeliani, tra cui tre giornalisti. Il Comitato per la protezione dei giornalisti e l’Agence France-Presse hanno chiesto un’indagine indipendente, ricordando che dal 2023 oltre 200 operatori dei media sono morti a Gaza.

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