Per anni, in Italia, il rapporto tra Stato e contribuente si è giocato su un terreno inclinato a favore dell’Amministrazione finanziaria. La lotta all’evasione fiscale, obiettivo sacrosanto, è stata spesso usata come giustificazione per ampliare i poteri di controllo, comprimendo diritti fondamentali come la riservatezza e la libertà individuale. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’8 gennaio 2026, nel caso Ferrieri e Bonassisa, segna un punto fermo: l’efficienza fiscale non può trasformarsi in arbitrio.
I conti correnti non sono terra di nessuno
La CEDU riconosce ciò che il buon senso giuridico suggerisce da tempo: i dati bancari non sono meri numeri, ma informazioni intime. Attraverso i movimenti di un conto corrente si può ricostruire la vita di una persona, le sue relazioni, le sue scelte e persino le sue fragilità. Consentire al Fisco un accesso generalizzato e poco controllato significa accettare una intrusione profonda nella sfera privata, incompatibile con una concezione liberale dello Stato.
Una legge vaga favorisce l’arbitrio
Il cuore della censura europea riguarda la scarsa precisione della normativa italiana. I D.P.R. del 1973 consentono indagini finanziarie sulla base di autorizzazioni interne, prive di una motivazione puntuale e senza un vaglio esterno. Questo modello, tipico di uno Stato amministrativo ipertrofico, lascia troppo spazio a controlli esplorativi, non fondati su indizi concreti. Le circolari interne dell’Agenzia delle Entrate, invocate a difesa, non possono sostituire una legge chiara e garantista.
Il controllo che arriva troppo tardi
Ancora più grave è il deficit di tutela immediata. Il contribuente scopre l’accesso ai propri conti solo a posteriori, quando riceve un avviso di accertamento magari dopo anni. A quel punto, la violazione della privacy è già consumata. Un controllo giurisdizionale differito è, di fatto, un controllo inutile. La CEDU smaschera così un sistema che sacrifica le garanzie sull’altare della comodità amministrativa.
Difendersi oggi: prudenza e strategia
In attesa di riforme, la sentenza apre nuovi spazi difensivi. Il contribuente deve adottare un approccio più consapevole: conservare documentazione, tracciare ogni operazione e contestare tempestivamente richieste sproporzionate. I principi di proporzionalità e minimizzazione, cari al diritto europeo, diventano strumenti concreti contro l’eccesso di potere fiscale.
Uno Stato forte, ma giusto
L’Italia è ora obbligata ad adeguarsi. Non per indebolire la lotta all’evasione, ma per renderla compatibile con lo Stato di diritto. Servono autorizzazioni motivate, controlli indipendenti e rimedi rapidi. Uno Stato davvero autorevole non ha bisogno di spiare i cittadini senza regole: governa con leggi chiare, limiti certi e rispetto delle libertà. È questa la lezione che Strasburgo ci impone di imparare.



