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Gaza, Trump allarga il Board of Peace: invitati Ue e grandi potenze, apertura a Putin

Il presidente russo valuta “I dettagli della proposta”. Operazioni militari Israeliane in Cisgiordania, Libano, Siria. In Iran continua la crisi e il blackout
martedì, 20 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

La diplomazia internazionale attorno alla crisi di Gaza e alla ridefinizione degli equilibri mediorientali ha registrato ieri un’accelerazione significativa, mentre sul terreno, dalla Siria al Libano, la situazione resta segnata da un’elevata instabilità militare. Al centro dell’iniziativa politica c’è il progetto statunitense di un Board of Peace per la Striscia di Gaza, promosso dal presidente americano Donald Trump, con l’obiettivo di coinvolgere un’ampia platea di attori globali nella fase postbellica. Secondo quanto riferito dal Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin è stato invitato personalmente da Trump a partecipare al Consiglio di pace. Il portavoce Dmitry Peskov ha confermato che la proposta è “in fase di valutazione”e che Mosca sta studiando i dettagli dell’iniziativa. L’apertura alla Russia si inserisce in una strategia più ampia di inclusione di potenze globali ed emergenti, nel tentativo di conferire al Board una legittimità multilaterale che vada oltre il perimetro occidentale. Tra gli invitati figurano anche Italia e Unione europea. Un portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna ha confermato ieri che Washington ha formalmente chiesto all’Ue di entrare a far parte del Board of Peace. Nella lista dei Paesi coinvolti compaiono inoltre India, Brasile, Turchia, Egitto, Ungheria, Canada, Albania, Argentina, Giordania e Pakistan. L’organismo dovrebbe occuparsi della ricostruzione della Striscia e della stabilizzazione regionale dopo oltre due anni di conflitto, affiancato da un comitato palestinese di governance e da un executive board consultivo che includerebbe, tra gli altri, il segretario di Stato Marco Rubio, Jared Kushner e Tony Blair.Sul fronte israeliano, l’iniziativa americana continua tuttavia a suscitare forti resistenze politiche. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito il piano “dannoso per lo Stato di Israele”, criticando duramente la presenza di Turchia e Qatar nel Board e invocando una gestione militare diretta di Gaza. “Gaza è nostra e il suo futuro influenzerà il nostro futuro più di quello di chiunque altro”, ha dichiarato, chiedendo l’annullamento del progetto.

Operazioni militari israeliane

Nel frattempo, sul terreno, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato ieri l’uccisione di due militanti palestinesi che avrebbero attraversato la cosiddetta Linea Gialla nella Striscia di Gaza, avvicinandosi alle truppe e rappresentando, secondo l’esercito, una “minaccia imminente”. Un’operazione antiterrorismo “su larga scala” è stata inoltre avviata nella notte a Hebron, in Cisgiordania, con raid destinati a protrarsi per diversi giorni. Parallelamente, Israele ha colpito infrastrutture di Hezbollah nel sud del Libano, denunciando violazioni degli accordi di cessate il fuoco. Il quadro regionale resta ulteriormente complicato dalla situazione in Siria. Nonostante l’accordo siglato domenica tra il presidente Ahmad al-Sharaa e il leader delle Forze democratiche siriane Mazloum Abdi, ieri sono stati segnalati nuovi scontri tra esercito siriano e forze curde, in particolare nei pressi di una prigione che ospita detenuti dello Stato islamico nella provincia di Raqqa. L’esercito ha riferito di tre soldati uccisi, mentre le Sdf hanno accusato Damasco di aver violato il cessate il fuoco proclamato il giorno precedente. L’intesa in 14 punti prevede il ritiro delle forze curde verso Hasakah, il passaggio sotto il controllo statale delle province di Raqqa e Deir Ezzor, il trasferimento a Damasco della gestione dei prigionieri dell’Isis e il ritorno allo Stato di infrastrutture strategiche e giacimenti energetici. Le autorità siriane hanno iniziato ieri a dispiegare le proprie truppe nelle aree lasciate dalle Sdf. In alcune zone a maggioranza araba, l’arrivo dell’esercito è stato accolto come una “liberazione”, mentre nelle aree curde migliaia di sfollati hanno manifestato temendo la perdita di diritti e rappresentanza politica.

Consiglio di difesa e quadro europeo

L’evoluzione del dossier siriano ha riacceso l’attenzione delle cancellerie europee. Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato ieri un Consiglio di difesa e sicurezza nazionale dedicato alla situazione internazionale, con particolare riferimento a Siria, Iran e Groenlandia. Parigi ha accolto con favore il cessate il fuoco in Siria, ribadendo però la propria fedeltà agli alleati curdi e il sostegno all’unità e all’integrità territoriale del Paese.

Il dossier iraniano

In questo quadro, anche la crisi iraniana continua a pesare sugli equilibri regionali. Teheran resta sotto pressione diplomatica e militare, tra sanzioni occidentali, accuse di sostegno ai gruppi armati attivi nell’area e un blackout informativo che limita fortemente le comunicazioni interne. Non a caso l’Iran rientra tra i dossier affrontati nel Consiglio di difesa convocato ieri all’Eliseo, a conferma di come le tensioni su Gaza, la stabilità siriana e il confronto con Teheran siano ormai percepite come parti di un unico scenario strategico.

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