La missione è durata meno di due giorni. Un contingente di 15 soldati tedeschi, arrivato in Groenlandia per una ricognizione congiunta con le autorità danesi, ha ricevuto l’ordine di rientrare in patria dopo appena 44 ore. A riportarlo è il quotidiano tedesco Bild, confermato da Bloomberg e da diverse testate europee. I militari, guidati dal contrammiraglio Stefan Pauly, erano atterrati a Nuuk venerdì, con un programma di incontri e sopralluoghi che avrebbe dovuto estendersi per almeno due giorni. Ma nelle prime ore di domenica, secondo quanto riferito da Bild, è arrivato da Berlino un ordine secco: “Rientro immediato”. Nessuna motivazione è stata fornita alle truppe, che hanno dovuto cancellare tutti gli appuntamenti previsti e prepararsi alla partenza fissata per mezzogiorno. Le immagini pubblicate dai media mostrano i soldati all’aeroporto della capitale groenlandese, pronti a imbarcarsi su un volo Icelandair diretto in Europa. La rapidità del ritiro ha alimentato interrogativi sulla natura della missione e sulle ragioni del dietrofront. Secondo Bloomberg, i soldati avrebbero dovuto prolungare la permanenza, segno che la decisione è arrivata in modo inatteso e dall’alto. La Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, è da anni al centro di un crescente interesse strategico internazionale, soprattutto per la sua posizione nell’Artico e per le risorse naturali. La presenza di un team tedesco, seppur limitata, era stata interpretata come un segnale dell’attenzione di Berlino verso la regione. Il ritiro improvviso, però, lascia spazio a speculazioni: divergenze diplomatiche? Pressioni esterne? O semplicemente una revisione interna degli obiettivi della missione? Il governo tedesco, al momento, non ha rilasciato commenti ufficiali. Anche Copenaghen mantiene il silenzio. Intanto, la vicenda si aggiunge a un quadro geopolitico artico sempre più complesso, dove ogni movimento — anche di poche decine di soldati — può assumere un significato più ampio.



