“Come la fai la fai sbagli sempre” potrebbe essere il giusto commento alle ultime notizie sulla perdita di peso della rapper partenopea Big Mama. La giovane star plus size, famosa non solo per il suo incredibile talento, ma anche per il suo ruolo di portavoce della body positivity, sembra aver creato intorno a sé un clamore sproporzionato e una pioggia di critiche dopo aver pubblicato, all’inizio di questo 2026, un video su TikTok in cui cantava e ballava, mostrando un evidente cambiamento fisico.
La trasformazione del suo corpo, ora più tonico e asciutto, è diventata rapidamente oggetto di attenzione, spostando ancora una volta il focus dalla sua arte al suo aspetto, come spesso accade quando si parla di corpi non conformi.
Il dibattito social e l’equivoco sulla body positivity
Ciò che ha suscitato maggiore sgomento sono state le accuse di incoerenza rispetto al messaggio di body positivity. Alcuni hanno insinuato che il cambiamento fisico rappresentasse una sorta di tradimento dei valori che Big Mama portava avanti, dimostrando come, oltra all’urgenza con cui tutti si sentono autorizzati a giudicare, la comprensione del tema resti spesso superficiale, se non del tutto assente.
La body positivity non è promozione dell’obesità né apologia del sovrappeso. È un movimento culturale e sociale che ha messo al primo posto l’amore per il proprio corpo. La body positivity invita a smettere di odiarsi e smettere di vivere in funzione dello sguardo altrui, privandosi di ciò che si ama per paura del giudizio e della discriminazione, una pratica che però ha radici sociali e non imputabili alla scarsa volontà delle persone.
Oggi la body positivity si è evoluta nella body neutrality e fat acceptance che affermano un principio semplice, ma evidentemente ancora scomodo: tutti i corpi meritano rispetto, dignità e diritti, indipendentemente da peso, forma, abilità, età, genere.
Non significa rinunciare al desiderio di migliorarsi, se presente, ma combattere la spinta a omologarsi a standard di bellezza, giovinezza e magrezza spesso irraggiungibili, che seguono i trend e che variano negli anni.
Grassofobia quotidiana e discriminazione sistemica
Fa riflettere quanto il peso di una persona riesca ancora, nel 2026, a diventare materia di dibattito pubblico. Nel quotidiano, anche lontano dai riflettori, persiste il vizio radicato di commentare i corpi altrui con leggerezza e arroganza, come se fossero beni di dominio collettivo. Un’abitudine che contribuisce a rendere il mondo un luogo più ostile per le persone “grasse”, normalizzando la violenza verbale e sociale.

La body activist Lara Lago spiega come “la grassofobia ha conseguenze profonde e pervasive nella vita delle persone con corpi non conformi. Si manifesta a livello interpersonale, attraverso commenti, bullismo, esclusione e discriminazione, ma anche a livello sistemico, radicandosi nella società, nel lavoro e perfino nelle Istituzioni”.
Secondo l’attivista, le persone plus size rischiano l’esclusione da relazioni romantiche o di amicizia perché non rientrano negli standard di desiderabilità. In ambito professionale stipendi e opportunità risultano spesso inferiori. Uno studio pubblicato sul “Journal of Obesity” evidenzia che le persone con corpi grassi hanno il 37% di probabilità in meno di essere assunte, a parità di competenze.
Lago sottolinea, inoltre, come viaggiare possa diventare un percorso a ostacoli: aerei, mezzi di trasporto, eventi (così come gli ambienti lavorativi) raramente prevedono spazi pensati per corpi grandi. Il messaggio implicito è sempre lo stesso: “non sei previsto”.
Grassofobia medica: quando il peso oscura la diagnosi
Esiste poi un ambito particolarmente pericoloso in cui la grassofobia si manifesta ed è quello medico. L’attivista spiega come questa forma di discriminazione venga spesso minimizzata o ridicolizzata, soprattutto se a denunciarla è una persona “grassa”, colpevolizzata di default di non voler davvero dimagrire e voler continuare a mangiare indiscriminatamente.
Eppure i dati raccontano un’altra storia. La ricerca “Medicine Has a Problem With Fat Phobia — And It Stops People From Getting the Care They Deserve”, condotta su oltre 300 referti autoptici, mostra che i pazienti in sovrappeso presentano una probabilità 1,65 volte maggiore di avere patologie gravi non diagnosticate, tra cui endocardite o carcinoma polmonare.
Questo significa che, a parità di sintomi, mentre alcuni pazienti ricevono approfondimenti diagnostici e cure salvavita, ad altri viene semplicemente consigliato di perdere peso e tornare a casa. Una semplificazione pericolosa che, in certi casi, costa la salute se non addirittura la vita.
Il peso di una vita di rinunce
A tutto questo si aggiunge il peso psicologico. Molte persone grasse evitano situazioni che potrebbero esporle a sguardi, commenti o umiliazioni. Si rimandano visite mediche per paura di essere giudicate, si evita l’autobus o l’aereo per il timore di “non entrarvi”. Si rinuncia al mare, agli spazi pubblici, alla socialità.
Una vita costellata di sacrifici e mancanze, costruita attorno al giudizio di tuttologi improvvisati che riducono tutto a un banale “basta mangiare meno e muoversi di più”.
Peccato che dietro quei corpi esistano spesso condizioni mediche reali e documentate.
La rivista “Endocrine disorders associated with obesity” elenca numerosi disturbi diffusi come diabete, insulinoma, sindrome di Cushing, ipotiroidismo, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), deficit dell’ormone della crescita e altri ancora, come patologie spesso associate all’obesità.
Il paradosso finale: qualsiasi cosa tu faccia, sbagli
Finché la magrezza verrà considerata una virtù morale e il grasso il suo opposto, una colpa da espiare, le cose difficilmente cambieranno. Ma se a una grassofobia sistemica si aggiunge anche il disprezzo verso chi riesce, con fatica e dolore, a superare i propri demoni o gli ostacoli oggettivi che non permettevano prima il dimagrimento, allora il messaggio diventa chiarissimo.
Big Mama è stata attaccata quando era grassa, Big Mama è stata attaccata quando è dimagrita. Il problema, quindi, non è il suo corpo. Il problema è uno sguardo collettivo che pretende di decidere chi è legittimato a esistere, a cambiare, a migliorarsi e persino a stare bene.



