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Riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu

Usa impongono nuove sanzioni all’Iran, riunito il Consiglio di Sicurezza Onu

Droni contro i manifestanti, centinaia di morti secondo Araghchi. Mattarella: “Efferata crudeltà”. Bessent: fuga di fondi dell'élite al potere. Timori di escalation militare
venerdì, 16 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Nel quadro di una crisi in rapida evoluzione, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito su richiesta di Washington per discutere di Iran, tra repressione interna, sanzioni internazionali e il rischio concreto di un nuovo conflitto regionale. In parallelo, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro i vertici della Repubblica islamica per la repressione delle proteste. Il Dipartimento del Tesoro americano ha comunicato l’adozione di misure restrittive contro “i principali leader iraniani” coinvolti nelle violenze. “Mentre il popolo iraniano scende coraggiosamente in piazza per rivendicare le libertà fondamentali e la sicurezza economica, il Dipartimento del Tesoro sta adottando misure contro gli artefici della brutale repressione di manifestanti pacifici”, ha dichiarato il segretario Scott Bessent. In successive interviste, Bessent ha parlato di un “totale collasso finanziario del regime”, sostenendo che la campagna di massima pressione sulle esportazioni petrolifere avrebbe prodotto fallimenti bancari, inflazione e carenza di liquidità. Secondo il Tesoro Usa, l’élite al potere starebbe inoltre trasferendo all’estero ingenti somme di denaro: “Stiamo assistendo alla fuga dei topi dalla nave”, ha affermato. Sul piano della sicurezza interna, il Dipartimento di Stato americano ha denunciato l’uso di droni militari contro i manifestanti, impiegati per identificarli e consentirne l’arresto. Teheran respinge le accuse e contrattacca, sostenendo che Stati Uniti, Israele e Paesi alleati avrebbero creato centri di coordinamento con gruppi separatisti per pianificare scenari futuri per il Paese. La televisione di Stato iraniana ha annunciato l’arresto di circa 300 “rivoltosi” in 72 ore, inclusa una presunta cellula pronta a sabotare la metropolitana di Mashhad.

Ipotesi militari

La dimensione militare resta sullo sfondo ma continua a pesare. Secondo Nbc News, Donald Trump avrebbe chiesto ai suoi consiglieri che un’eventuale azione militare fosse “rapida e decisiva”, pur senza garanzie di un rapido collasso del regime. Al Jazeera ha riferito che il presidente statunitense avrebbe nel frattempo rassicurato Teheran, comunicando di non voler attaccare e invitando alla moderazione. In parallelo, gli Stati Uniti hanno ridotto il livello di allerta della base di al Udeid in Qatar dopo la riapertura dello spazio aereo iraniano, rimasto chiuso per alcune ore nei giorni scorsi. Germania e India hanno raccomandato ai propri cittadini di evitare il Paese e, quando possibile, di lasciarlo. In questo quadro, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito “abominevole” quanto sta accadendo in Iran, ma ha evitato di commentare un possibile intervento militare: “Spetta a Stati Uniti o Israele decidere cosa fare”.

Il bilancio delle vittime

Sul piano umanitario, il bilancio delle vittime continua a essere oggetto di forti divergenze. Secondo l’agenzia Hrana, almeno 2.615 persone sono morte dall’inizio delle proteste il 28 dicembre, tra cui 13 minorenni, con altri 882 decessi ancora da verificare. I feriti gravi sarebbero oltre duemila e gli arresti più di 18.400. Amnesty International parla di “uccisioni illegali di massa di dimensioni senza precedenti” e denuncia la chiusura di internet come parte integrante della repressione. Secondo NetBlocks, il blackout nazionale dura da oltre 156 ore e potrebbe protrarsi ancora per giorni. Le stesse autorità iraniane hanno ammesso circa 2.000 morti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, intervistato da Fox News, ha però respinto le stime più elevate, sostenendo che le vittime sarebbero “nell’ordine delle centinaia, non delle migliaia” e parlando di una “campagna di disinformazione” volta a trascinare gli Stati Uniti in guerra.La repressione ha colpito anche civili e operatori umanitari. La Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha confermato l’uccisione di un proprio dipendente nella provincia di Gilan e il ferimento di altri cinque. Il governo canadese ha denunciato la morte di un cittadino canadese “per mano delle autorità iraniane”. Secondo Iran International, una coppia e il figlio diciannovenne sono stati uccisi a Karaj mentre si trovavano nella loro auto durante gli scontri.

Mattarella: “efferata crudeltà”

L’Italia mantiene una linea prudente. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha escluso la rottura dei rapporti diplomatici, ribadendo che “il dialogo è sempre utile”, anche in vista della tutela dei quasi 600 italiani presenti nel Paese. Roma ha ridotto il personale diplomatico al minimo indispensabile e invitato tutti i connazionali non stanziali a lasciare l’Iran. A segnare con forza la posizione istituzionale italiana è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato l’attenzione della comunità internazionale su “l’efferata crudeltà dello sterminio dei manifestanti”. Nel corso di un incontro con i partecipanti al Seminario di Venezia per la stampa britannica, Mattarella ha sottolineato come “occultare quanto avviene, le manifestazioni di piazza, la repressione, le uccisioni, sia stata la prima preoccupazione di un regime che ha tentato fin dall’inizio di bloccare l’accesso alle fonti di informazione”. Il capo dello Stato ha definito quanto accade in Iran “l’ennesimo esempio dei tentativi di nascondere il dissenso, il malessere sociale e la verità”, ribadendo il ruolo essenziale del giornalismo nel testimoniare i fatti, soprattutto “nelle circostanze più drammatiche, come i conflitti, dai cui teatri si cerca di escludere i reporter censurandone il lavoro o proibendo loro l’accesso”.

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