Spesso abbiamo sostenuto che il tempo è maturo per proporre una visione integrata, che superi la frammentazione degli approcci e che unisca le sfide sociali, culturali e tecnologiche in un unico paradigma trasformativo: quello della “Long Live City”. La Long Live City è una città che include, che ascolta, che rigenera, ma soprattutto una città che “vive a lungo perché fa vivere bene le persone lungo tutte le stagioni della vita”. È il risultato di un percorso che parte da un’idea forte già in campo: la Civic University Space dove l’università è attore di sviluppo urbano e sociale. Oggi il degrado non è solo urbanistico, ma spesso è esistenziale. È perdita di senso, di legami, di futuro.
Città che rigeneri sogni
Per questo è necessaria una città che non si limiti a riqualificare marciapiedi, ma che rigeneri sogni. Ecco allora che nella Long Live City lo spazio pubblico diventa spazio relazionale, la periferia diventa centro di innovazione sociale, la longevità è un’opportunità e non un costo, la tecnologia è alleata della democrazia e della coesione.
Trasformazione dei territori
È qui che la “quarta missione della conoscenza” può trovare la sua piena realizzazione: non solo trasmissione di sapere, ma trasformazione dei territori. Oggi non basta parlare di rigenerazione della polis. Serve una rigenerazione umana. Serve una città che non solo duri, ma che faccia durare e mantenere la speranza delle persone. La Longevity Ready City, capace di accogliere e valorizzare la longevità come risorsa si associa all’ Intergenerational City, fondata sull’incontro tra generazioni e culture. Siamo chiamati ad andare oltre. Siamo dentro un tempo di interregno, direbbe Antonio Gramsci, dove il vecchio non regge più e il nuovo non è ancora nato. In questo spazio va piantato un seme: una città che non solo resiste al degrado, ma che genera valore umano attraverso reti di relazioni, cultura, cura, sapere e tecnologia. Significa essere pronti per un “salto di paradigma”.
Partecipazione attiva e spazio
Questa visione si nutre anche di un forte fondamento etico e politico. Il pensiero di Henri Lefebvre, con il suo diritto alla città, ci ricorda che la cittadinanza non è solo residenza, ma partecipazione attiva alla costruzione dello spazio. È la sociologia della conoscenza che incontra il cyberspazio della realtà autentica. La Long Live City è la risposta italiana, culturale e sociale, alla sfida della complessità urbana, sociale e comunitaria del XXI secolo. La Long Live City come incubatrice di responsive community — comunità che non solo reagiscono, ma rispondono attivamente ai bisogni sociali — si collega perfettamente a un terzo settore avanzato che dialoga con le parti sociali e la politica in una nuova alleanza trasformativa. È da qui che nasce una nuova generazione attiva non definità dall’età, ma dalla scelta consapevole di agire e di impegnarsi nella “zona terza” della dimensione sociale tra pubblico e privato, tra istituzioni e cittadini, i “Terzers”.
Nuova comunità generativa
I Terzers rappresentano: cittadini impegnati, volontari evoluti, innovatori sociali, giovani e anziani co-protagonisti, professionisti civici.
Una nuova comunità generativa che mette al centro la persona, il bene comune e la progettazione condivisa. Una nascente rete neurale sociale attoriale su città (il luogo di co-responsabilità), su responsive community (i motori sociali), su i terzers (il soggetto collettivo emergente).
Il paradigma del futuro
La Long Live City nasce come paradigma sociale che integra conoscenza, longevità, intergenerazionalità ed innovazione tecnologica, per progettare città inclusive, resilienti e generative. È la risposta contemporanea al diritto alla città, rinnovato da nuove forme di partecipazione, cooperazione e coprogettazione trasformativa. “Il tempo è superiore allo spazio” direbbe Papa Francesco. È il nostro tempo, è la nostra responsabilità.



