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Residenze socio-sanitarie, aumentano gli ospiti, ma il welfare resta a due velocità: Nord avanti, Sud in affanno

martedì, 13 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Cresce la domanda di assistenza residenziale in Italia, ma il Paese continua a muoversi a due velocità. È quanto emerge dal report Istat sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie, che fotografa un sistema in espansione, segnato però da forti squilibri territoriali. Al 1° gennaio 2024 sono attivi 12.987 presidi residenziali, con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 residenti, in aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Gli ospiti accolti sono 385.871, cresciuti del 6% in dodici mesi. Il dato più evidente riguarda la frattura Nord-Sud. Nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 abitanti, mentre nel Mezzogiorno il valore scende a 3,4. Una distanza che riflette non solo una diversa dotazione di servizi, ma anche modelli differenti di presa in carico della fragilità sociale e sanitaria. In termini di struttura dell’offerta, il Nord è caratterizzato da una presenza più forte di servizi rivolti agli anziani non autosufficienti, mentre al Sud prevalgono quelli dedicati ad anziani autosufficienti, persone con disabilità e immigrati.
Quasi otto posti letto su dieci sono destinati all’assistenza socio-sanitaria. Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 offrono servizi socio-sanitari, per un totale di circa 334mila posti letto, pari al 78% dell’offerta complessiva. Le restanti strutture operano in ambito socio-assistenziale e mettono a disposizione poco meno di 92mila posti letto. Le prime accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti disponibili; seguono anziani autosufficienti e persone con disabilità, mentre una quota più ridotta riguarda adulti con patologie psichiatriche, dipendenze e minori.

Anziani in maggioranza

Gli ospiti sono in larga maggioranza anziani. Tre su quattro hanno più di 65 anni e quasi due su tre superano gli 80. La componente femminile è nettamente prevalente: il 73% degli anziani accolti è donna. In totale, gli anziani ospitati sono oltre 291mila, pari a 20 ogni 1.000 residenti della stessa fascia di età. Di questi, circa 239mila non sono autosufficienti. Il tasso di ricovero cresce rapidamente con l’età: tra gli over 80 si arriva a 49 ospiti ogni 1.000 residenti, mentre scende a 12,3 tra i 75 e i 79 anni e a 4,6 sotto i 75. Anche in questo caso il territorio pesa. Nel Nord-Est il tasso di istituzionalizzazione degli anziani è il più alto del Paese, con 31 ospiti ogni 1.000 residenti over 65, e punte di 40 nella provincia autonoma di Trento. Nel Sud il valore crolla a nove, con il minimo in Campania, dove si registrano appena quattro anziani ospitati ogni 1.000 residenti. Una distanza che diventa ancora più marcata se si guarda alle donne non autosufficienti.
Accanto agli anziani, emergono altre fasce di fragilità. Gli adulti tra i 18 e i 64 anni ospitati nelle strutture sono circa 72mila, in prevalenza uomini. Le problematiche più diffuse riguardano disabilità e patologie psichiatriche, ma non mancano situazioni legate a dipendenze, violenza di genere e disagio socio-economico. Gli stranieri adulti accolti sono poco più di 9mila, pari al 13% del totale, con una concentrazione maggiore nel Nord-Est, dove arrivano a rappresentare quasi un terzo degli ospiti.

I minori

Rilevante anche il dato sui minori. Nelle strutture residenziali vivono quasi 22mila ragazzi sotto i 18 anni, due ogni 1.000 residenti della stessa età. Oltre 10mila sono minori stranieri, e circa 4.500 rientrano nella categoria dei minori stranieri non accompagnati. Nove su dieci hanno tra i 15 e i 17 anni e la presenza femminile è marginale. Si tratta in gran parte di adolescenti ospitati in strutture di piccole dimensioni e con organizzazione di tipo comunitario. Il sistema poggia su una forte presenza del privato. Il 76% delle strutture è gestito da organismi di natura privata, e oltre la metà appartiene al mondo non profit. Solo il 13% è gestito direttamente dal settore pubblico, mentre l’11% fa capo a enti religiosi. La gestione è quindi affidata in larga misura a soggetti esterni allo Stato, che svolgono un ruolo centrale nel welfare territoriale.
Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila persone. I dipendenti retribuiti sono circa 355mila, cui si aggiungono 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile. Il 13,5% del personale retribuito è composto da cittadini stranieri, in due casi su tre con cittadinanza extraeuropea. Anche qui le differenze territoriali sono nette: nel Nord la quota supera il 16%, mentre nel Mezzogiorno si ferma sotto il 2%. In Emilia-Romagna la presenza di personale straniero arriva a sfiorare il 27,5%.

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