Sono arrivati questa mattina all’aeroporto di Ciampino, a bordo di un volo dell’Aeronautica Militare partito da Caracas, Alberto Trentini e Mario Burlò, i due cittadini italiani detenuti in Venezuela da oltre 400 giorni e liberati nella giornata di ieri al termine di una lunga e complessa attività diplomatica.

Ad accoglierli in aeroporto, insieme ai familiari, erano presenti il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Vicepremier Antonio Tajani. Dopo mesi di attesa e incertezza, per Trentini e Burlò si chiude oggi un incubo e inizia finalmente il ritorno alla normalità. “La prima cosa che mi ha detto è che la detenzione è stata veramente durissima. Mi ha detto: ‘Non so che cosa sia Alcatraz, ma immagino che sia qualcosa di molto simile a quello che ho sperimentato io’”, ha raccontato a RaiNews Maurizio Basile, legale di Mario Burlò. L’Avvocato ha anche precisato che non dovrebbero esserci convocazioni in Procura né la necessità di audizioni immediate presso la Procura della Repubblica di Roma.
Ad attendere Burlò, oltre al suo legale, c’erano i figli, mentre per Trentini ad accoglierlo c’erano la madre Armanda e la legale Alessandra Ballerini. Entrambi ora faranno rientro nelle rispettive regioni di origine: Burlò a Torino, Trentini a Venezia.
“Gioia immensa”

Commosse e cariche di gratitudine le prime parole di Mario Burlò, affidate a una telefonata con Tg2 Italia Europa: “Toccare la mia bella Italia è una gioia immensa, grazie a tutti per lo sforzo che avete fatto, al governo, all’ambasciatore, a tutti. Il piacere di abbracciare i miei figli è stato immenso. Non è stato facile, è stato difficile, ma il pensiero che il governo c’era e l’amore per i miei figli mi hanno dato la forza di andare avanti”.

Burlò ha raccontato di essere molto provato fisicamente: “Ho perso 30 chili, ma non importa, l’importante è essere tornato e riabbracciare i ragazzi”. Poi un messaggio rivolto a tutti i genitori: “Date un forte abbraccio ai vostri figli, perché è la gioia più immensa”.
L’ex detenuto ha descritto i mesi di prigionia come segnati soprattutto da una forte pressione psicologica: “Violenze fisiche non ne ho avute, ma psicologiche sì. Non poter parlare con i propri figli per un anno è devastante: la prima chiamata l’ho fatta dopo 11 mesi e mezzo”. Ha definito la sua detenzione come un vero e proprio sequestro, denunciando una situazione che coinvolgerebbe ancora numerosi stranieri: “Purtroppo moltissimi sono ancora lì: 94 stranieri di 34 nazionalità differenti, in un modo abbastanza disumano”.



