Finalmente, in questo bailamme di cattive notizie che hanno accolto questo 2026 che si è presentato non proprio con sotto una stella favorevole, una buona nuova: Alberto Trentini e Mario Burlò stanno per rientrare in Italia dal Venezuela. Si chiude così l’incubo del cooperante veneziano di 46 anni e dell’imprenditore torinese, entrambi in buone condizioni di salute dopo mesi di detenzione senza accuse formali. La notizia ha suscitato emozione in Italia e in America Latina, con manifestazioni di gioia che hanno attraversato istituzioni, famiglie e mondo politico. A Venezia le campane di tutte le chiese hanno annunciato la liberazione di Trentini, svegliando la città con un messaggio di festa. I genitori, Armanda Colussi ed Enzo Trentini, hanno potuto parlare con il figlio dopo 423 giorni di angoscia, mentre Alberto si trovava in sicurezza all’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo partito da Ciampino lo riporterà a casa insieme a Mario Burlò.
La telefonata del presidente
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato alla madre di Alberto: “Dopo avere condiviso la sofferenza e l’attesa vostra e di vostro marito, oggi condividiamo tutti la vostra felicità”. La famiglia Trentini, tramite l’Avvocata Alessandra Ballerini, ha espresso gratitudine verso chi ha lavorato “nell’invisibilità” per la liberazione, chiedendo rispetto per un periodo di silenzio e riservatezza: “Oggi vogliamo solo pace”.
“Notizia che ci riempie di gioia”
Il Premier Giorgia Meloni, ha parlato di “una notizia che ci riempie di gioia” e ha ringraziato la Presidente ad interim DelcyRodríguez per la “costruttiva collaborazione”. Il Primo Ministroha ribadito che l’Italia continuerà a lavorare affinché il dialogo con Caracas produca “ulteriori sviluppi positivi” e ha riaffermato il sostegno al desiderio del popolo venezuelano di “libertà, pace e democrazia”. Il Vicepremier degli Esteri Antonio Tajani ha ricostruito le ultime ore decisive: il Ministro degli Esteri venezuelano ha comunicato la decisione della presidente Rodríguez nella serata di domenica e alle 3.50 di ieril’Ambasciatore italiano ha confermato l’arrivo dei due connazionali in ambasciata. Tajani ha parlato subito con entrambi, riscontrando condizioni complessive rassicuranti. Subito dopo è scattata l’organizzazione del rientro in patria.
Il Ministro ha però ricordato che la situazione resta complessa: “Restano 42 italiani detenuti, tra cittadini italiani e italo-venezuelani. I detenuti politici sono 24. Continuiamo il lavoro per ottenerne la liberazione”.
Le vicissitudini
La detenzione di Trentini era iniziata il 15 novembre 2024 durante un viaggio da Caracas a Guasdualito. Collaboratore dell’organizzazione Humanity & Inclusion, aveva ricevuto la conferma ufficiale della prigionia solo due mesi dopo, tramite l’ambasciata. Era stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo Uno, a Guatire, struttura tristemente nota per le violazioni dei diritti umani.
Prima di lui era stato liberato Mario Burlò, arrestato nel novembre 2024 dopo l’ingresso via terra dalla Colombia con accuse generiche di terrorismo. Burlò ha raccontato condizioni di detenzione durissime: permanenza quasi continua in cella, trasferimenti con manette e cappuccio sul volto, spazi ridottissimi, caldo soffocante e freddo intenso, infestazioni di insetti, servizi igienici fatiscenti. Ha perso circa trenta chili. Ha descritto Alberto come profondamente provato all’arrivo in carcere, con episodi di ansia che avevano richiesto assistenza sanitaria.
La Farnesina considera la liberazione dei detenuti politici stranieri un segnale di parziale evoluzione nel quadro venezuelano dopo la caduta di Maduro. Il nodo centrale resta la sorte di circa mille prigionieri politici e il ripristino dell’agibilità democratica, insieme all’indizione di elezioni libere sotto controllo internazionale. Temi che saranno al centro dell’incontro a Washington tra Donald Trump e Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace. Machado è stata ricevuta iri anche dal Papa.
Le reazioni
Soddisfazione bipartisan ha attraversato l’intero arco parlamentare. Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha parlato di “profonda gioia”. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato il valore del lavoro diplomatico. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso “gioia e soddisfazione”. Numerosi esponenti di maggioranza e opposizione, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, da Carlo Calenda a Nicola Fratoianni, fino a Maurizio Lupi, Francesco Boccia, Mara Carfagna e Lucio Malan, hanno riconosciuto l’efficacia dell’azione dello Stato. Anche il mondo sindacale ha preso posizione. Maurizio Landini, Segretario generale della Cgil, ha chiesto libertà per tutti i prigionieri politici e ha ribadito l’impegno a difesa dei diritti umani in Venezuela e in Iran. Daniela Fumarola, Segretaria generale della Cisl, ha parlato di un segnale di speranza per la democrazia.



