Nel 2025 l’inflazione torna ad accelerare. I prezzi al consumo crescono in media dell’1,5%, in aumento rispetto al +1,0% del 2024. Un livello che nel complesso resta moderato e si accompagna a una dinamica di fondo sostanzialmente stabile, ma che desta preoccupazione per la composizione degli aumenti, sempre più concentrati sulle spese essenziali e ricorrenti, dagli alimentari ai servizi legati alla mobilità, con effetti immediati sulla percezione del caro-vita.
I rincari degli alimentari
È quanto sottolinea Confesercenti commentando le stime preliminari dell’Istat sull’inflazione di dicembre. Nel corso dell’anno appena concluso, la dinamica dei prezzi risulta infatti più sostenuta proprio per alcune voci di spesa imprescindibili. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano in media del +2,9%, dal +2,4% del 2024, mentre le spese sanitarie crescono dell’1,5%, in linea con l’anno precedente. Torna inoltre a pesare la componente energetica regolamentata, che passa dal -0,2% del 2024 a un +16,2%, riaccendendo l’attenzione su bollette e tariffe.
L’accelerazione dei prodotti
Nel complesso, nel 2025 i prodotti ad alta frequenza registrano un incremento medio del +2,0%. Accelera soprattutto la media frequenza, che sale a +1,6% dopo il +0,2% del 2024, mentre la bassa frequenza resta molto più contenuta (+0,2%). La pressione sui prezzi non riguarda quindi solo il carrello quotidiano, ma si estende a un’ampia fascia di spese ricorrenti che le famiglie faticano a comprimere o rinviare, come utenze, tariffe e alcune voci legate alla cura e all’assistenza.
Dove ci sono gli aumenti
Il quadro di fine anno conferma questa tendenza. A dicembre 2025 l’indice generale dei prezzi è stimato in aumento dello 0,2% su novembre e dell’1,2% su base annua, dal +1,1% di novembre. La lieve accelerazione tendenziale è dovuta soprattutto al rialzo dei servizi relativi ai trasporti, che passano da +0,9% a +2,6%, e al rafforzamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%).
Prudenza e difficoltà delle famiglie
“Quando gli aumenti si concentrano sulle spese essenziali e si allargano alle uscite ricorrenti, la conseguenza è una maggiore prudenza delle famiglie: si rinvia la spesa discrezionale e la domanda interna fatica a riprendere slancio”, commenta Confesercenti. “In una fase in cui i consumi restano sotto i livelli necessari a una ripartenza robusta, questa dinamica rischia di continuare a raffreddare la capacità di spesa delle famiglie. Il pericolo è che le previsioni del DEF si rivelino ottimistiche”. “Il rientro dell’inflazione degli ultimi due anni”, conclude l’associazione, “è stato favorito anche dal venir meno di alcune spinte straordinarie, a partire dalla normalizzazione dei prezzi dell’energia. Ma non va dato per acquisito: le condizioni di fondo stanno cambiando. Il tema dei costi torna centrale e, in un contesto internazionale più competitivo e aggressivo sui prezzi, diventa decisivo contenere i costi di produzione e recuperare efficienza, evitando che eventuali tensioni si scarichino sui listini”.



