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Venezuela, risoluzione del Senato Usa per limitare i poteri di Trump mentre lo scontro diventa globale

Approvata grazie ai voti di cinque repubblicani. Macron invoca autonomia strategica europea. Caracas annuncia la liberazione di alcuni detenuti, speranze per Trentini
venerdì, 9 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato la risoluzione per limitare i poteri del presidente Donald Trump sul Venezuela e impedire nuove azioni militari senza l’autorizzazione del Congresso. Il provvedimento è passato con 52 voti favorevoli e 47 contrari, grazie al sostegno di cinque senatori repubblicani che hanno votato insieme ai democratici, infliggendo un colpo politico significativo alla Casa Bianca.

La risoluzione passa ora alla Camera dei Rappresentanti, dove l’iter appare più incerto. Il voto arriva a pochi giorni dall’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, in un clima di forte tensione istituzionale a Washington. Le defezioni repubblicane, motivate dalla preoccupazione per l’uso della forza e per l’espansione dei poteri presidenziali in politica estera, segnalano una frattura non marginale all’interno della maggioranza.

Sul terreno, la situazione resta drammatica. Il ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello ha denunciato almeno 100 morti nel blitz delle forze speciali statunitensi, definendo l’operazione una “terribile aggressione” alla sovranità nazionale. A Caracas sono stati segnalati movimenti insoliti nel centro di detenzione di El Helicoide, mentre la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha parlato di una “macchia storica” nei rapporti con Washington, pur senza escludere il ricorso al dialogo internazionale.

Nelle ultime ore, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez ha annunciato la liberazione di “un numero importante” di detenuti venezuelani e stranieri, definendo la decisione un gesto “unilaterale di pace”.

Alberto Trentini

Tra i detenuti per i quali si attende il rilascio figura anche l’italiano Alberto Trentini, cooperante umanitario di 46 anni detenuto da oltre 400 giorni senza accuse formali nel carcere di El Rodeo I. Arrestato il 15 novembre 2024 mentre lavorava per l’ong Humanity & Inclusion, Trentini è al centro di un caso seguito dalla Farnesina, che continua a monitorare la situazione in coordinamento con le autorità venezuelane. I dettagli sui tempi e sui nomi dei detenuti liberati restano tuttavia incerti.

Reazione internazionale

La reazione internazionale si fa sempre più dura. La Cina ha definito il sequestro di una petroliera collegata al Venezuela una grave violazione del diritto internazionale. Da Minsk, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha parlato di “collusione e tradimento” nella cattura di Maduro, sostenendo che l’operazione sarebbe stata resa possibile da accordi e pagamenti a militari e civili venezuelani. In questo contesto, le parole di Emmanuel Macron assumono un significato che va oltre il caso venezuelano.

Nel discorso di inizio anno al corpo diplomatico, il presidente francese ha dichiarato di rifiutare “il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo”, ma anche la “vassalizzazione”, rivendicando una maggiore autonomia strategica europea e una minore dipendenza sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina. La crisi venezuelana è stata al centro anche di un confronto tra Washington e gli alleati del G7.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto colloqui con i ministri degli Esteri del gruppo, dedicati all’arresto di Maduro e alla gestione della fase successiva all’operazione militare. Secondo il Dipartimento di Stato, è stata ribadita la necessità di garantire una “transizione di potere adeguata e ordinata” in Venezuela, insieme al coordinamento sulle operazioni antidroga nei Caraibi. Il confronto ha però messo in luce sensibilità diverse tra gli alleati, sullo sfondo di crescenti interrogativi sulla legalità internazionale dell’intervento.

Petrolio e controllo economico

Sul piano economico, la Casa Bianca ha confermato che il petrolio venezuelano sotto sanzioni, compreso quello della cosiddetta “flotta fantasma”, rientra nell’accordo che prevede il trasferimento del greggio negli Stati Uniti, già avviato alla commercializzazione sui mercati globali. L’annuncio è arrivato dopo il sequestro di altre due petroliere collegate al Venezuela, una delle quali con un carico stimato di circa due milioni di barili.

Trump ha parlato di un invio complessivo tra i 30 e i 50 milioni di barili, rivendicando una “massima influenza” sul governo ad interim di Delcy Rodríguez. La crisi si è estesa anche ai rapporti con Mosca dopo il sequestro, il 7 gennaio nel Nord Atlantico, della petroliera Marinera, battente bandiera russa. Secondo il Guardian, l’assenza di carico e la struttura proprietaria opaca hanno alimentato sospetti su un possibile utilizzo non commerciale della nave. La Russia ha reagito duramente, definendo l’operazione una violazione del diritto marittimo internazionale e denunciando il rischio di escalation nelle rotte commerciali.

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