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Conti pubblici sotto pressione, tasse in calo: famiglie più ricche ma frenano i consumi

mercoledì, 7 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

Nel terzo trimestre del 2025 il quadro della finanza pubblica italiana mostra segnali contrastanti: da un lato un indebitamento in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, dall’altro una pressione fiscale in diminuzione e un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat. L’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche si è attestato al -3,4% del Pil, in peggioramento rispetto al -2,3% registrato nel terzo trimestre dello scorso anno. Nonostante ciò, il saldo primario – calcolato al netto degli interessi passivi – resta positivo, pari allo 0,4% del Pil, anche se in forte riduzione rispetto all’1,6% del 2024. Positivo anche il saldo corrente delle Amministrazioni Pubbliche, all’1,3% del Pil, ma anch’esso in calo rispetto al 2,2% dello stesso periodo dell’anno precedente.
Sul fronte fiscale, la pressione complessiva scende al 40%, con una riduzione di 0,8 punti percentuali su base annua. Un dato che contribuisce a spiegare il miglioramento delle condizioni delle famiglie, protagoniste di una dinamica economica più favorevole.

Reddito disponibile

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi finali aumentano solo dello 0,3%, confermando una certa prudenza nella spesa. La propensione al risparmio sale all’11,4%, con un incremento di 1,5 punti percentuali in un solo trimestre. Escludendo il periodo pandemico, si tratta del livello più elevato dal terzo trimestre del 2009. A fronte di un deflatore implicito dei consumi in aumento dello 0,2%, il potere d’acquisto delle famiglie registra una crescita significativa, pari all’1,8% su base trimestrale. Diversa la situazione per le imprese. Nelle società non finanziarie la quota di profitto scende al 42,3%, diminuendo di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e confermando una tendenza negativa in atto dalla seconda metà del 2023. In lieve controtendenza, invece, il tasso di investimento, che sale al 22,8%, con un aumento di 0,1 punti percentuali.
“Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione e un indebitamento in crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente”, commenta l’Istat, sottolineando come, nello stesso periodo, si osservi “un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie, mentre la spesa per consumi finali rimane debole”. Per le imprese, conclude l’Istituto, prosegue la fase di riduzione dei margini, a fronte di un lieve rafforzamento degli investimenti.

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