Il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin‑Archange Touadéra è stato rieletto per un terzo mandato consecutivo, ottenendo il 76,15% dei voti nelle elezioni del 28 dicembre. Il risultato, confermato dalla commissione elettorale nazionale, era ampiamente previsto: la principale coalizione di opposizione, il BRDC, aveva infatti boicottato il voto denunciando condizioni non libere né trasparenti. Touadéra, al potere dal 2016, ha potuto ricandidarsi grazie alla riforma costituzionale del 2023, che ha abolito il limite dei due mandati presidenziali. Una modifica contestata da partiti e società civile, che l’hanno definita un passo indietro per la democrazia in un Paese segnato da anni di instabilità politica e violenze armate. Secondo i dati ufficiali, l’affluenza si è attestata al 52,42%, un livello considerato relativamente alto in un contesto di forte sfiducia e insicurezza diffusa. Al secondo posto si è classificato l’ex primo ministro Anicet‑Georges Dologuélé, seguito da un altro ex capo di governo, Henri‑Marie Dondra. La campagna elettorale di Touadéra si è concentrata sul tema della sicurezza, facendo leva sul sostegno delle forze ruandesi e dei mercenari russi del gruppo Wagner, la cui presenza continua a essere determinante per la stabilità del governo centrale. Proprio questo legame con Mosca è uno dei punti più controversi del suo mandato, criticato da parte della comunità internazionale. Le elezioni si sono svolte in un clima teso, con diverse aree del Paese difficilmente accessibili e con accuse di irregolarità sollevate da osservatori indipendenti. L’Unione Africana, tuttavia, ha riconosciuto il risultato, pur invitando Bangui a garantire un processo politico più inclusivo nei prossimi anni. Con questo terzo mandato, Touadéra consolida il proprio potere in un Paese ancora attraversato da conflitti interni, fragilità istituzionale e una dipendenza crescente da attori esterni.



