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Ucraina, raid russi e rimpasto ai vertici della sicurezza. A Parigi il summit dei Volenterosi

Missili e droni su Kiev, Kharkiv e il Sud del Paese, almeno due morti. Zelensky sostituisce il capo dell’Sbu e punta su tecnologia e ricostruzione
martedì, 6 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Mentre la guerra entra nel nuovo anno senza segnali di de-escalation, Kiev prova a rafforzare il fronte interno e a rilanciare il dossier diplomatico con i partner occidentali. Sul piano politico, il presidente Volodymyr Zelensky ha avviato un nuovo rimpasto ai vertici della sicurezza. Dopo le dimissioni di Vasyl Maliuk, artefice di alcune delle più rilevanti operazioni asimmetriche ucraine, tra cui gli attacchi al ponte di Crimea e alle basi dei bombardieri strategici russi, Zelensky ha nominato Yevhen Khmara capo ad interim del Servizio di sicurezza (SBU).

Al nuovo ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, il presidente ha affidato il compito di accelerare la trasformazione tecnologica del settore militare, indicando nell’innovazione e nell’uso più avanzato delle tecnologie una risposta al vantaggio russo negli attacchi su larga scala. Zelensky ha inoltre nominato Chrystia Freeland come consulente per lo sviluppo economico e gli investimenti, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità interna e preparare il terreno alla ricostruzione. In un messaggio diffuso sui social, il presidente ha ribadito la necessità di un sostegno costante da parte dei partner occidentali, in particolare sul fronte della difesa aerea e delle infrastrutture energetiche.

Vertice dei Volenterosi e sostegno europeo

Sul piano diplomatico, oggi a Parigi è previsto un nuovo vertice della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. La Commissione europea ha confermato che i lavori sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina stanno procedendo e che la prima tranche del prestito europeo da 90 miliardi di euro, a tasso zero e rimborsabile solo dopo la fine della guerra, dovrebbe essere erogata entro il secondo trimestre dell’anno.

Diversi diplomatici europei, citati da media internazionali, sottolineano tuttavia che i lavori della Coalizione restano ostacolati dall’assenza di una posizione condivisa su Crimea e territori occupati, oltre che sulla durata e sulla natura delle garanzie di sicurezza. Sul fronte statunitense, fonti vicine alla Casa Bianca indicano che Washington continua a escludere impegni automatici di difesa, puntando piuttosto su un modello di deterrenza “a pacchetto” basato su aiuti militari, intelligence e supporto industriale.

Secondo analisti occidentali, l’intensificazione degli attacchi russi contro il sistema energetico ucraino viene letta anche come uno strumento di pressione negoziale in vista dei prossimi appuntamenti diplomatici, più che come una semplice logica militare. Resta infine sullo sfondo il tema della stanchezza dell’opinione pubblica europea e delle difficoltà politiche interne in alcuni Paesi Ue nel sostenere un impegno prolungato, un fattore che Kiev considera cruciale quanto l’andamento del fronte.

Raid su Kiev, Kharkiv

Nella notte tra domenica e lunedì, missili e droni russi hanno colpito diverse regioni del Paese, causando almeno due morti tra Kiev e le aree circostanti. Le autorità locali hanno segnalato danni a infrastrutture civili ed energetiche, mentre la difesa aerea è rimasta in funzione per ore nella capitale. Secondo l’Aeronautica ucraina, l’attacco è stato condotto con oltre 160 droni, tra cui circa 100 Shahed, e missili lanciati contro più obiettivi.

A Kharkiv, cinque attacchi missilistici hanno provocato gravi danni alle infrastrutture energetiche, nel quadro di una campagna russa che dall’inizio dell’inverno prende di mira il sistema elettrico ucraino.

A Kherson, un uomo è rimasto ucciso e altre due persone ferite in un attacco con droni contro un punto di distribuzione di aiuti umanitari, secondo quanto denunciato dal governatore regionale Oleksandr Prokudin.

A Dnipro, un raid ha colpito un’azienda di proprietà del gruppo agricolo statunitense Bunge, causando la fuoriuscita di circa 300 tonnellate di petrolio e la chiusura temporanea di un’importante arteria stradale.

Parallelamente, Kiev continua a colpire obiettivi in profondità nel territorio russo. Un attacco con droni ha provocato un incendio nella zona industriale di Yelets, nella regione di Lipetsk, dove ha sede lo stabilimento Energiya, produttore di batterie per l’industria della difesa russa. Il ministero della Difesa di Mosca ha sostenuto che l’Ucraina stia attaccando quotidianamente la capitale russa con droni dall’inizio dell’anno, parlando di un’escalation rispetto ai mesi precedenti. Le autorità russe affermano di aver abbattuto centinaia di velivoli senza pilota, con ripercussioni anche sul traffico aereo durante le festività di Capodanno e del Natale ortodosso.

La tensione si riflette anche sul piano retorico. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev ha evocato l’ipotesi di un “rapimento” di Zelensky e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, suscitando una dura condanna da parte di Berlino. Dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha invece dichiarato di non credere che l’Ucraina abbia colpito la residenza del leader russo Vladimir Putin, contribuendo a smorzare una delle accuse più controverse delle ultime ore.

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