Il presidente sudcoreano Lee Jae‑myung è arrivato in Cina per una visita di Stato di quattro giorni, un viaggio che assume un peso strategico particolare nel momento in cui le tensioni tra Pechino e Tokyo si intensificano attorno alla questione di Taiwan. L’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, previsto a Pechino prima di un passaggio a Shanghai, rappresenta il secondo faccia a faccia tra i due leader in appena due mesi, un ritmo insolitamente rapido che segnala la volontà di entrambe le capitali di riallineare i rapporti bilaterali. Alla vigilia della visita, Lee ha ribadito il “rispetto per la politica dell’Unica Cina”, sottolineando che lo sviluppo dei rapporti tra Seul e Pechino dipende dal riconoscimento degli “interessi fondamentali reciproci”. Una dichiarazione calibrata, arrivata mentre la Cina accusa il Giappone di alimentare la tensione regionale dopo le recenti affermazioni di Tokyo sulla possibilità di intervenire militarmente in caso di attacco a Taiwan. La missione diplomatica di Lee arriva anche in un momento di transizione per la politica estera sudcoreana: dopo anni di raffreddamento sotto il precedente governo, Seul punta ora a ricostruire un rapporto più stabile con Pechino, primo partner commerciale del Paese. Per la Cina, invece, l’apertura verso la Corea del Sud è un tassello importante per contrastare l’asse sempre più stretto tra Giappone e Stati Uniti. Gli analisti sottolineano che la visita potrebbe servire a Pechino per rafforzare la propria posizione in un’area dove la competizione strategica si sta intensificando. Le esercitazioni militari cinesi attorno a Taiwan e la risposta sempre più assertiva del Giappone hanno infatti contribuito a creare un clima di crescente instabilità nel Pacifico occidentale.



