La tragedia di Crans-Montana entra ora nella fase giudiziaria. La Procura cantonale del Vallese ha iscritto ieri nel registro degli indagati Jacques Moretti e Jessica Maric, i due proprietari del locale Le Constellation, teatro del devastante incendio divampato nella notte di Capodanno. Le accuse sono di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Le autorità svizzere precisano che “la presunzione di innocenza si applica fino alla pronuncia della condanna definitiva”.
Secondo quanto riferito dalla procuratrice generale del Cantone Vallese Beatrice Pilloud il locale disponeva formalmente di un’uscita di sicurezza. Ma diverse testimonianze raccolte dagli inquirenti indicano che la via di fuga risultava di fatto bloccata, circostanza che avrebbe reso impossibile l’evacuazione durante le fasi più critiche dell’incendio. Proprio il rispetto degli standard di sicurezza, comprese le uscite e i materiali utilizzati all’interno del locale, rappresenta uno dei punti centrali dell’inchiesta.
Intanto cominciano a essere identificati i primi cadaveri: tra questi ci sono le prime vittime italiane. Si tratta di Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi.
Il bilancio complessivo resta drammatico: 40 vittime, 121 feriti, di cui cinque ancora da identificare. A confermare i numeri è stato l’Ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, che ha assicurato il completamento delle procedure di identificazione entro il pomeriggio successivo. “Le famiglie sono affrante dal dolore e dall’attesa. Le comprendiamo e restiamo loro vicini”, ha dichiarato.
Fronte sanitario
Sul fronte sanitario l’Italia continua a garantire assistenza ai feriti più gravi. All’Ospedale Niguarda di Milano risultano ora nove cittadini italiani ricoverati. Nella giornata di ieri sono arrivate due ragazze di 15 e 16 anni, appartenenti a un gruppo di quattro studenti del Liceo Virgilio di Milano, entrambe in condizioni gravi. Nelle ultime ore è giunta anche un’altra giovane di 16 anni, trasferita da Zurigo dopo una rivalutazione clinica che ha autorizzato il trasporto: anche per lei il quadro resta critico.
L’Assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso ha ringraziato tutte le strutture coinvolte nei soccorsi: “Il personale del Niguarda, le istituzioni, l’ambasciatore, la Farnesina, la Protezione civile, il coordinamento nazionale e Areu. Abbiamo effettuato oltre 40 ore di volo in condizioni meteo difficili. È stato un vero gioco di squadra italiano del quale siamo orgogliosi”. Bertolaso ha ribadito che l’operazione proseguirà fino al rientro in sicurezza di tutti i ragazzi.
Supporto psicologico
Particolare attenzione viene riservata anche al supporto psicologico: “I genitori sono preoccupatissimi e addolorati. Si trattava di un gruppo di amici: qualcuno non ce l’ha fatta, qualcuno è ricoverato e qualcuno risulta disperso”, ha spiegato l’Assessore. Al Niguarda operano cinque psicologi, mentre altri cinque assistono le famiglie direttamente a Crans-Montana.
Anche la Regione Piemonte ha attivato un supporto sul posto con una squadra di volontari del Coordinamento regionale della Protezione civile, attraverso il modulo Tast, specializzato in assistenza tecnica e logistica nelle emergenze nazionali e internazionali.
Il Presidente Alberto Cirio e l’Assessore Marco Gabusi hanno confermato la piena disponibilità a collaborare con le autorità svizzere. Sul piano politico il Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone ha chiesto rigore e rispetto: “È il momento del silenzio e del dolore. Dalle immagini e dalle testimonianze emergono gravi carenze di sicurezza, con uscite insufficienti e materiali non ignifughi. Chi ha sbagliato deve pagare duramente, affinché tragedie simili non si ripetano”.



