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La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Ministro degli Esteri

Meloni e Tajani criticano Albanese sul blitz a ‘La Stampa’

Dure reazioni del Governo: il Premier richiama la libertà di stampa, il Ministro parla di parole “inaccettabili”. Salvini e Crosetto affondano, il Pd si smarca
lunedì, 1 Dicembre 2025
2 minuti di lettura

Probabilmente sapeva che avrebbe scatenato un clima polemico. E così è stato. E difatti le dichiarazioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi, relative all’assalto alla sede de ‘La Stampa’, continuano a generare un fronte trasversale di critiche nel mondo politico. Le sue parole, interpretate come un tentativo di distinguere o contestualizzare l’irruzione di militanti pro-Palestina nella redazione del quotidiano torinese, hanno provocato reazioni dure da parte di Governo e opposizioni. Il dibattito si è rapidamente ampliato, trasformandosi in un caso nazionale che coinvolge istituzioni, partiti e amministrazioni locali. Giorgia Meloni ha affidato la sua posizione direttamente a un messaggio su X, in cui ha definito “molto grave” che qualcuno suggerisca una responsabilità, anche indiretta, del giornale. Per il Presidente del Consiglio “la violenza non si giustifica, non si minimizza e non si capovolge”, soprattutto quando colpisce una redazione giornalistica. Il Premier ha denunciato i tentativi di “riscrivere la realtà” e ha riaffermato che la libertà di stampa rappresenta un principio essenziale che deve essere tutelato “senza ambiguità”.

“Parole inaccettabili”

Un giudizio netto è arrivato anche dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che, intervenendo all’assemblea nazionale di Noi Moderati, ha richiamato la necessità di difendere il ruolo dell’informazione. Il Vicepremier ha detto che “nessuno con la violenza deve impedire a un giornale di dire ciò che pensa”, prendendo le distanze da chi ha avanzato interpretazioni dell’assalto come un presunto messaggio al mondo dell’informazione. Le parole di Albanese, secondo il Ministro, sono “inaccettabili” e “una vergogna”, tali da offenderlo “come giornalista prima che come politico”. Tajani ha tirato in ballo la storia italiana ricordando che la violenza contro la stampa richiama pagine oscure del passato, citando l’assassinio di Giacomo Matteotti. L’altro Vicepremier Lega Matteo Salvini ha usato toni altrettanto duri, affermando che Albanese “ha bisogno di un bravo medico specializzato”, collegando la sua dichiarazione a una mancanza di equilibrio di giudizio. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha evitato riferimenti indiretti e ha giudicato pericoloso “non condannare atti di violenza”. Crosetto ha spiegato che ogni episodio deve essere respinto “senza offrire giustificazioni”, perché il semplice fatto di non prendere una posizione netta può alimentare meccanismi incontrollabili. Secondo il Ministro, questo è ciò che sarebbe avvenuto con l’intervento di Albanese, che, nella lettura dei critici, avrebbe lasciato intendere una sorta di legittimazione dell’azione contro la redazione.

Prese di distanza

Anche nel Centrosinistra si sono registrate prese di distanza. Il Deputato del Partito democratico Andrea De Maria ha sottolineato che le parole di Albanese sono “incompatibili” con la cittadinanza onoraria di Bologna, che la città si apprestava a conferirle. De Maria ha ricordato che Bologna è ‘Medaglia della Resistenza’ e ha costruito la propria identità civica sulla difesa della libertà di opinione, elementi che renderebbero impropria, a suo giudizio, l’onorificenza nel nuovo contesto. In Lombardia la polemica ha coinvolto anche Milano. Il Consigliere comunale di Fratelli d’Italia Francesco Rocca ha chiesto che venga ritirata la mozione per la cittadinanza onoraria ad Albanese, definita “nuova paladina dei centri sociali”. Rocca ha annunciato che nel prossimo Consiglio comunale solleverà il tema, chiedendo non solo il ritiro dell’iniziativa, ma anche la revoca di eventuali onorificenze già attribuite. Secondo il Consigliere, le parole della relatrice Onu costituirebbero un “monito-minaccia” ai giornalisti e non sarebbero compatibili con il riconoscimento.

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