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Benjamin Netanyahu, Primo Ministro Israeliano

Netanyahu chiede la grazia “per il bene del Paese”. Tre italiani aggrediti dai coloni in Cisgiordania

Farnesina: “Connazionali dimessi da ospedale”. Qatar: “Israele non ostacoli tregua”, ma restano due ostaggi non restituiti
lunedì, 1 Dicembre 2025
2 minuti di lettura

Benjamin Netanyahu prova a chiudere il fronte giudiziario nel momento forse più delicato per Israele dalla guerra del 7 ottobre. Il primo ministro ha inviato al presidente Isaac Herzog una richiesta formale di grazia, sostenendo che la fine del processo per corruzione sia necessaria per “ridurre l’intensità delle fiamme” nel dibattito interno e concentrarsi sugli affari di Stato. Nella lettera, Netanyahu riconosce che il procedimento a suo carico è diventato “un punto focale di aspre controversie” nella società e rivendica una responsabilità “pubblica e morale” nel cercare una riconciliazione. Riafferma la propria innocenza e sostiene che il suo interesse personale sarebbe “proseguire il processo fino alla piena assoluzione”, ma ritiene che l’interesse nazionale imponga una scelta diversa. A far “pendere la bilancia”, spiega in un video su X, è anche l’obbligo di testimoniare tre volte a settimana, “una richiesta impossibile” per un premier in guerra.
L’ufficio di Herzog ha definito la domanda una “richiesta di grazia eccezionale” e promette di valutarla con “massima serietà”. Netanyahu ricorda inoltre che Donald Trump aveva sollecitato la chiusura del processo in nome degli “interessi vitali condivisi” tra Israele e Stati Uniti. La mossa divide ancora di più la politica interna: il leader dell’opposizione Yair Lapid chiede a Herzog di non concedere alcuna grazia “senza ammissione di colpa, pentimento e ritiro dalla vita politica”.

Gaza, tregua e ultimi ostaggi

Nella Striscia il bilancio delle vittime continua a salire. Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, afferma che dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono stati uccisi 356 palestinesi e che il totale dei morti dal 7 ottobre 2023 ha raggiunto quota 70.103, con quasi 171 mila feriti. L’esercito israeliano rivendica nuove operazioni nel sud, tra Rafah e Khan Yunis, dove colpisce la rete dei tunnel e tenta di neutralizzare i comandanti locali. Media arabi e israeliani riferiscono dell’uccisione o intrappolamento di decine di miliziani delle Brigate al Qassam, mentre fonti saudite sostengono che Hamas abbia già nominato nuovi comandanti per ricostruire la propria catena di comando. La tregua resta appesa alla sorte degli ultimi due ostaggi: il poliziotto israeliano Ran Gvili e il lavoratore thailandese Sudthisak Rinthalak. Croce Rossa e combattenti di Hamas cercano i resti, mentre il Qatar invita Israele “a non ostacolare” il passaggio alla seconda fase dell’accordo per la mancata restituzione dei corpi. Le famiglie degli ostaggi replicano che è Hamas a non rispettare gli impegni: “Sa esattamente dove si trovano tutti gli ostaggi. Senza la restituzione delle salme non potrà esserci alcuna fase successiva”.

L’aggressione ai volontari italiani

In Cisgiordania la situazione resta tesa. La notte scorsa tre volontari italiani e un canadese sono stati aggrediti da coloni israeliani vicino a Gerico. Secondo la Farnesina, i coloni sarebbero entrati nella casa dove i cooperanti alloggiavano, li avrebbero picchiati e derubati. I tre italiani, impegnati nell’accompagnamento dei bambini a scuola e degli agricoltori nei campi, sono stati portati all’ospedale di Gerico, visitati e dimessi “ancora sotto shock ma senza ferite gravi”.
Il Consolato generale a Gerusalemme segue il caso e il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in contatto costante con le autorità. “Basta aggressioni, è gravissimo” ha dichiarato, chiedendo a Israele di fermare i coloni e ribadendo il no italiano a ogni ipotesi di annessione della Cisgiordania. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che l’Italia è “il primo e unico Paese in Europa” ad aver bloccato l’esportazione di materiali che possano essere usati contro i palestinesi.

Diplomazia regionale

Sul piano diplomatico, Ankara e Teheran cercano spazi di dialogo. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è atteso in Iran per discutere del mantenimento del cessate il fuoco a Gaza, della stabilità in Siria e della guerra in Ucraina. Nonostante gli interessi divergenti in Siria, entrambi i Paesi condividono la preoccupazione per i raid israeliani e tentano un coordinamento minimo anche sui dossier riguardanti Pakistan e Afghanistan. Intanto fonti della sicurezza israeliana accusano l’Iran di accelerare la corsa agli armamenti e di sostenere Houthi, Hezbollah e altre milizie, oltre a cellule attive fuori dal Medio Oriente.

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