Il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, nella parte finale del suo discorso, dall’essenza di una vera “lectio magistralis” invoca i sistemi valoriali di riferimento mettendone in evidenza la necessaria saldatura tra le diverse generazioni della società civile e militare.
Sembra quasi non volesse abbandonare mai la platea dei giovani verso i quali si rivolge con tutti i pronomi personali ‘io, tu, egli, noi, voi, loro, a dimostrazione di esserne parte integrante e di sentirsi al servizio dei soldati e non viceversa; di sentirsi assieme all’esercito al servizio del Paese, specie quando il Paese in difficoltà, chiama l’esercito; di sentirsi responsabile delle disfunzioni, di quella dannosa burocrazia ancora da debellare.
I sistemi valoriali di riferimento, collante tra generazioni diverse
“…Bisogna intercettare i sistemi valoriali di riferimento delle diverse generazioni e trovare il punto di saldatura intorno ai valori fondanti dell’Esercito e della prima sfida da vincere e non si vince da soli. Tutto deve cambiare, deve cambiare velocemente, a partire dalla mentalità; non dobbiamo soltanto riappropriarci della capacità di condurre campagne o battaglie ad alta intensità in chiave interforze”.
Parole cardini sono il dimensionamento quantitativo e qualitativo dell’esercito, il reclutamento, la rigenerazione delle forze, le riserve, la mobilitazione con le connesse capacità, gli stock di materiali e le munizioni.
Cultura organizzativa – attitudine a pensare fuori dagli schemi
Insiste sulla necessità di un ‘salto culturale’ diventato indispensabile; di sviluppare una cultura organizzativa, attitudine a pensare fuori dagli schemi; superando l’autoreferenzialità, esplorando nuovi approcci e saper rischiare per stare al passo con i tempi”.
Esortazione ai giovani
“Giovani, aprire gli occhi e guardare quello che succede nel mondo civile; lo stiamo facendo, continuate a farlo; le idee sono tante, dobbiamo assorbirle, prenderle, provarle velocemente”.
La sinergia tra l’Accademia, l’Università e gli enti esterni alla Difesa
Il Capo di Stato maggiore mette in luce l’importanza della sinergia e della crescita reciproca tra il mondo accademico con le stellette e quello universitario insieme a vari enti esterni alla difesa. “Vedo uniti ormai da anni la Scuola con l’Università in un’ottica di piena sinergia di azione e di intenti…”. Sembrano vasi comunicanti: da una parte il mondo universitario locale con competenze di primissimo piano, i vari enti esterni alla difesa e dall’altra l’Esercito “col suo qualificante apporto di cui può vantarsi e che insieme hanno contribuito a far si che la Scuola diventasse ‘un consolidato baricentro di eccellenza e centro di sviluppo di pensiero’ basato sulla raccolta di lezioni sul campo e su una sempre più fertile contaminazione con la società civile. Ne fa oggi un investimento certo per l’esercito; un volano di dialogo strutturale, nonché integrazione tra mondo militare, sistema universitario, industria di settore e ambiente dell’informazione”.
Un’Istituzione che investe sulla formazione delle menti – anche sull’errore scusabile
Il Generale Masiello sottolinea che “…un’istituzione efficiente quale vogliamo essere e che guarda al futuro proprio nei momenti di difficoltà, investe nelle menti per superare le crisi. Quindi dobbiamo incidere sulla formazione; una formazione adeguata all’evoluzione dei tempi non può prescindere dalla diffusione del contraddittorio costruttivo. È finito il tempo di ‘ yesman’; abbiate il coraggio di parlare, nonché del pensiero laterale dal contrasto alla repressione dell’errore che invece deve essere accettato; incoraggia, incoraggiate a sbagliare. Tutti hanno paura di sbagliare, chissà cosa succede se non fare errori! Solo sbagliando si cresce e noi abbiamo bisogno di crescere, bisogno di innovarci. Non abbiate timore dell’errore visto come parte di un percorso di crescita individuale e collettiva, ‘salvo che non sia frutto di ignavia, di malafede, di mediocrità’. L’errore va incoraggiato se è frutto di iniziativa, se hai voglia di fare, voglia di non arrendersi, di rialzarsi”.
Lo studio della filosofia come scuola di vita per aiutare a pensare fuori dagli schemi
Il Capo di Stato Maggiore ha inteso impreziosire i programmi degli iter formativi degli allievi anche con l’introduzione degli insegnamenti di filosofia, affermando che: “….l’ho voluto fortemente perché viviamo in un momento talmente particolare in cui, come è stato ricordato prima, è importante sapersi porre le giuste domande e, secondo me, la filosofia aiuta a porsi le giuste domande e vi aiuterà ad approcciare i problemi da una collocazione insolita, spero fuori dagli schemi. Abbiamo bisogno di persone che pensino fuori dagli schemi; che abbiano il coraggio di percorrere strade mai battute; sono strade che comportano rischi, comportano lavoro ma sono le uniche percorribili per raggiungere i risultati”.
Formazione continua, alla velocità indispensabile
Il Generale Masiello suggerisce alla platea: “Una formazione adeguata all’evoluzione dei tempi dovrà consegnarci il comandante e leader di ogni livello, creativi, pragmatici; in grado di vedere opportunità dove gli altri vedono criticità; che abbiano il coraggio di agire, che sappiano usare e assumersi rischi.” Afferma che “Non è con la paura di pensare o la paura di cambiare che facciamo il bene del nostro esercito, dei nostri soldati e delle loro famiglie. Servono leader e comandanti che sappiano dare l’esempio; in grado di prendersi cura dei propri uomini, delle proprie donne”.
La forza dell’Esercito nei soldati con leader e comandanti al loro servizio
Il generale Masiello sottolinea, ancora una volta, un concetto chiave dell’esercito e del ruolo dei singoli soldati. “Non dobbiamo mai perdere di vista che la vera forza del nostro esercito sono i nostri soldati, i loro standard professionali fisici, di disciplina, di soddisfazione. Dobbiamo creare per loro le migliori condizioni di vita e di sicurezza sempre. ‘Non servono leader e comandanti che si servono dei propri uomini, servono leader e comandanti che servono i propri uomini’. Una formazione adeguata all’evoluzione dei tempi dovrà consegnarci comandanti e leader pronti a mettersi in gioco, che non smettano mai di chiedersi cosa può essere fatto meglio, in grado di superare la fissità rassicurante da: ‘si è sempre fatto così’. Non si può continuare a dire: ‘si è sempre fatto così’. Superare ogni forma di burocrazia che ci impedisce di andare alla velocità che vogliamo, che è indispensabile”.
Meno burocrazia – più velocità nelle azioni e reazioni
Il Capo di Stato maggiore torna a spiegare come la burocrazia sia, in effetti, il nemico più insidioso, di ostacolo alla velocità indispensabile e dichiara di aver organizzato “…la battaglia al cosiddetto ‘sesto dominio’, il dominio della burocrazia. Abbiamo attivato da mesi un programma dedicato, una casella di posta elettronica: menoburocrazia@esercito.difesa.it “. “Tutti possono contribuire per darci delle idee; per abbattere la burocrazia nell’esercito chiunque, dall’ultimo volontario appena entrato, può scrivere a questa casella e mandare le proprie idee, le idee che nell’esercito, quel privilegio d’origine, non hanno gradi”.
“Tutti possono mandare contributi per innovare”
Elenca altri sistemi di comunicare per l’innovazione attraverso i responsabili, quale un numero whatsapp e, persino, un programma su ‘radio esercito’ per rispondere ai quesiti. “Stiamo facendo di tutto per accordare la periferia al centro; abbiamo bisogno che le idee, le idee dei giovani, le idee vostre, arrivino al vertice; mi arrivino subito, senza valutazioni gerarchiche che le rallentino o le devino. Serve, quindi, una formazione che valorizza al massimo il nostro esercito per migliorare i livelli di eccellenza raggiunti, i livelli di eccellenza che l’Istituzione merita e che ha sempre meritato con la sua storia, con i suoi caduti e per quello che ha sempre fatto”.
Meritocrazia come artefici, interpreti, protagonisti, senza paura di sbagliare, sporcandosi le mani e caricandosi sulle spalle chi non ce la fa
Ai frequentatori dell’accademia parla con chiarezza di linguaggio e schiettezza di termini non comuni. “Non tutti diventerete grandi comandanti; non tutti siamo uguali; non tutti avrete la stessa capacità di analizzare e di guardare in profondità, di avere visioni. Ci sono persone che hanno una capacità di visione che nessun altro ha, ma non hanno capacità di comando. Alle istituzioni servono tutti e due, servono entrambi. Ciò che è importante è la meritocrazia, è quella che dà le svolte, l’opportunità di essere rimesso in gioco, di capire quali sono le proprie caratteristiche migliori. Non è detto che chi esce primo dall’accademia o dai corsi sarà sicuramente capo di Stato maggiore dell’esercito. La strada è lunga e dovete dimostrare nella carriera di meritare effettivamente quello che volete. Non siate mai spettatori, siate sempre artefici, interpreti e protagonisti di questo cambiamento che l’esercito sta attraversando; siate protagonisti della storia della vostra istituzione, della storia che state vivendo. Infilatevi dentro la Costituzione, sporcatevi le mani, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose; non siate mai indifferenti; non abbiate paura di rischiare per non sbagliare mai; caricatevi sulle spalle chi non c’è la fa; non pensiate mai soltanto a fare carriera scalzando le responsabilità.
Siate i protagonisti del cambiamento; l’Esercito che avviate oggi sarà l’Esercito che vi troverete, il vostro Esercito. Buon lavoro a tutti”. Fine



