Bene l’immigrazione ma chi entra nel nostro Paese deve poterlo fare attraverso canali controllati, regolari e con un impegno prioritario al lavoro. Solo così possiamo evitare delinquenza e criminalità
L’Italia sta attraversando una delle più gravi crisi demografiche della sua storia. Nascono sempre meno bambini, e a questo trend ormai cronico corrisponde un futuro inevitabile: meno lavoratori, meno tecnici qualificati, meno imprenditori e, soprattutto, una classe dirigente più fragile, numericamente esigua e meno preparata a guidare il Paese attraverso le trasformazioni globali.
Le Associazioni di categoria lo ripetono da anni: la manodopera scarseggia. La spirale demografica negativa non è solo un indicatore sociologico, ma un fattore che minaccia la tenuta dell’intero sistema produttivo e in un prossimo futuro anche di sostenibilità previdenziale.
In questo scenario, l’immigrazione non è un tema accessorio, ma parte della soluzione. Ben vengano i lavoratori stranieri, ben venga chi desidera costruirsi un futuro in Italia. Tuttavia, deve essere chiaro un principio: chi entra nel nostro Paese deve poterlo fare attraverso canali regolari e con un impegno prioritario al lavoro.
Oltre i barconi: inserimento vero
È necessario superare la logica emergenziale dei barconi e delle traversate pericolose. L’Italia può – e deve – strutturare un sistema in cui sia lo Stato ad andare incontro a chi vuole venire legalmente a lavorare nel nostro Paese, selezionando in anticipo competenze, disponibilità occupazionale e percorsi di integrazione.
In questo senso, la struttura di prima accoglienza di Shengjin, in Albania, potrebbe assumere un ruolo nuovo: un punto di ingresso e selezione simile alla storica Ellis Island statunitense. Un luogo dove i futuri lavoratori stranieri possano essere informati sui requisiti dell’immigrazione regolare, valutati professionalmente e indirizzati verso impieghi reali.
Questo “filtro” è decisivo per evitare che arrivino in Italia persone destinate a rimanere senza occupazione, esposte al rischio di marginalità sociale e soprattutto della delinquenza e criminalità.
L’immigrazione può diventare un valore decisivo e prezioso, ma solo se incardinata su percorsi chiari, controllati e finalizzati al lavoro.
Il Piano Mattei per l’Africa
Sono problemi strutturali, che la politica deve porre tra le priorità. Il Governo con il Piano Mattei e quindi con un confronto su immigrazione, lavoro, energia e sviluppo, con paesi dell’Africa sta costruendo nuove relazioni che possono diventatate strategiche per l’Italia. Possiamo anche dire che se servono 500 mila immigrati l’anno per il lavoro ben vengano ma come sottolineato a condizione che si inseriscano nel nostro tessuto non solo produttivo ma anche sociale.
Il ruolo dei giovani
Parallelamente, non possiamo abbandonare la sfida interna: l’Italia ha bisogno di giovani italiani preparati, coinvolti e protagonisti della vita economica e civile. Giovani che entrino nelle imprese, che avviino attività proprie, che diventino tecnici, ingegneri, artigiani, dirigenti. Ma per farlo devono essere messi nelle condizioni di costruirsi un futuro stabile e sostenibile.
Su questo punto è intervenuto nei giorni scorsi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha osservato come molti giovani arrivino tardi al lavoro stabile, alla casa, alla possibilità di costruire una famiglia. Ha parlato di salari insufficienti, precarietà, difficoltà di conciliare vita e lavoro, e della carenza cronica di servizi per l’infanzia, che pesa soprattutto sulle famiglie già fragili e scoraggia la natalità.
Natalità e immigrazione, sfida non rinviabile
Una situazione di equilibrio tra crisi demografica, lavoro, immigrati e giovani italiani va ricercata. Il presidente Mattarella ha affrontato il tema dell’immigrazione con una visione netta: il sostegno alla natalità italiana non è in contrapposizione con l’integrazione delle famiglie straniere. “Al contrario, il loro contributo è prezioso”, ha evidenziato il Capo dello Stato. Molti immigrati svolgono lavori essenziali, soprattutto nella cura e nell’assistenza, settori nei quali l’Italia soffre una carenza drammatica di personale. Se per il Presidente della Repubblica: “Una società che sa accogliere la vita e le persone – italiane o straniere che siano – è già una società più forte”; per noi, tuttavia, immigrazione, lavoro e giovani sono ancora sfide aperte e, soprattutto, non più rinviabili.



