La Gran Bretagna ha annunciato il fallimento dei colloqui con l’Unione Europea per aderire al Fondo europeo per la difesa, segnando un nuovo punto di frizione tra Londra e Bruxelles in materia di sicurezza. Dopo mesi di trattative, il Ministero della Difesa britannico ha confermato che “non sussistono le condizioni politiche e operative” per una partecipazione al programma, che mira a rafforzare la cooperazione militare tra gli Stati membri dell’UE. Il fondo, istituito nel 2021, finanzia progetti congiunti di ricerca e sviluppo nel settore della difesa, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza tecnologica da attori esterni e promuovere una maggiore autonomia strategica europea. La partecipazione del Regno Unito, pur non essendo membro dell’UE, era stata ipotizzata attraverso accordi bilaterali e meccanismi di cooperazione esterna. Secondo fonti diplomatiche, le divergenze si sono concentrate su questioni di governance, accesso ai dati sensibili e diritti di proprietà intellettuale. Londra avrebbe chiesto garanzie sull’equità dei progetti e sulla possibilità di influenzare le decisioni strategiche, ma Bruxelles ha mantenuto una linea rigida, sottolineando che il fondo è destinato prioritariamente agli Stati membri. Il ministro della Difesa britannico ha espresso rammarico per l’esito dei colloqui, ma ha ribadito l’impegno del Regno Unito a collaborare con i partner europei attraverso la NATO e altri canali multilaterali. “La sicurezza del continente resta una priorità, ma non possiamo accettare condizioni che limitino la nostra sovranità operativa”, ha dichiarato. La Commissione europea ha evitato commenti polemici, ma ha sottolineato che il fondo “rimane aperto a forme di cooperazione con Paesi terzi, purché nel rispetto delle regole comuni”. Il fallimento dei negoziati evidenzia le difficoltà post-Brexit nel costruire una difesa europea inclusiva e coordinata.



