Greta Thunberg, icona globale dell’attivismo climatico e ora voce sempre più influente nel campo dei diritti umani, è tornata sotto i riflettori internazionali con la sua partecipazione alla seconda missione della Global Sumud Flotilla, diretta verso la Striscia di Gaza. La giovane attivista svedese ha respinto con fermezza le accuse di antisemitismo che le sono state rivolte in seguito alle sue recenti dichiarazioni contro l’assedio israeliano, definendole “strumentalizzazioni per distogliere l’attenzione dalla crisi umanitaria in corso”. La flottiglia, composta da oltre 40 imbarcazioni civili provenienti da 44 Paesi, è salpata oggi da Barcellona con l’obiettivo di rompere il blocco navale imposto su Gaza e consegnare aiuti umanitari alla popolazione stremata da oltre venti mesi di bombardamenti e privazioni. Thunberg, già protagonista della prima missione intercettata e bloccata dalle autorità israeliane lo scorso giugno, ha dichiarato: “Questa missione non dovrebbe esistere. Dovrebbero essere i governi, non i cittadini, a garantire il rispetto del diritto internazionale”. Le critiche nei suoi confronti si sono intensificate dopo che Greta ha definito l’assedio “un genocidio in corso”, attirando l’attenzione di gruppi filo-israeliani che l’hanno accusata di alimentare sentimenti antisemiti. In risposta, l’attivista ha ribadito il suo impegno per la giustizia universale: “Condannare crimini di guerra non significa essere contro un popolo. Significa essere contro l’oppressione, ovunque essa si manifesti”. La tensione resta alta. Le autorità israeliane hanno già dichiarato che qualsiasi tentativo di violare il blocco sarà considerato una provocazione. Tuttavia, gli organizzatori della missione insistono sulla natura pacifica dell’iniziativa, sottolineando che le imbarcazioni trasportano esclusivamente aiuti medici e alimentari.
