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Cna: il caro-affitti ostacola la mobilità dei lavoratori. Milano la più costosa, spese ridotte a Torino e Napoli

Indagine sulle difficoltà degli spostamenti e sulla mobilità interna
domenica, 31 Agosto 2025
1 minuto di lettura

Facile fare annunci e impegnarsi per un lavoro, le difficoltà arrivano poi da ogni parte. Tra quelle più onerose la ricerca di una abitazione e il costo dell’affitto. Una uscita dalle tasche del lavoratore che in media assorbe il 43,7% della retribuzione netta di un operaio. Ma molto dipende dove si cerca il lavoro, a Milano ad esempio un affitto assorbe il 65% del salario, in città come Firenze, Roma e Bologna supera il 50%. Soltanto a Torino (37,8%) e Napoli (34,4%) tra i grandi capoluoghi l’incidenza dell’affitto è inferiore alle media nazionale.

Caro affitti e mobilità interna

È quanto emerge da una analisi realizzata dall’Area studi e ricerche di Cna, dati dell’Agenzia delle entrate, una fotografia che contribuisce a spiegare la difficoltà per molte imprese di trovare lavoratori. Il caro-affitti, infatti, “ostacola”, segnala la confederazione, “la mobilità interna e negli ultimi anni il fenomeno si è intensificato a causa di un aumento medio dei canoni liberi del 19,5% a fronte di un incremento delle retribuzioni nette del 14%”.

Lavoratori, carenze e prezzi

Una politica sulla casa aiuterebbe a ridurre lo squilibrio tra la distribuzione territoriale delle assunzioni previste dalle imprese (intorno a 5,5 milioni l’anno) e livelli di disoccupazione. “Fermo restando”, spiega la Cna, “la criticità della carenza di competenze. In pochi anni la quota di assunzioni di difficile reperimento è salita dal 21,5% del 2017 a oltre il 50% dello scorso anno”.

I costi e le differenze tra città

Un terzo delle province italiane mostra una elevata saturazione del mercato del lavoro. Il primato va a Bolzano dove i lavoratori occupabili sono soltanto il 7,4% delle assunzioni programmate. A Belluno il 9,9%, tra le grandi città Bologna al 15,9%, Milano 18,8%.
Calmierare gli affitti di mercato, quindi, favorirebbe la mobilità interna”, evidenzia la Cna, “In 36 province italiane l’incidenza del canone supera il 30% del reddito netto di un operaio, soltanto a Taranto, Alessandria, Isernia, Vibo Valentia e Caltanissetta è inferiore al 20%. Potenza la città con l’incidenza più bassa, pari al 17% del reddito netto. Tra i capoluoghi a maggior saturazione del mercato del lavoro soltanto a Belluno, Trento, Biella e Gorizia l’incidenza dell’affitto è inferiore al 25% del reddito disponibile”.

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