Sessant’anni dopo il ghiacciaio svizzero di Mattmark richiama ancora alla memoria il suo tragico passato, quando il 30 agosto 1965 inghiottì le baracche del cantiere della diga nel Canton Vallese, uccidendo ottantotto persone, per la maggior parte emigrati italiani. A ricordare quell’orribile sciagura con un messaggio anche duro è stato il Presidente Sergio Mattarella, che ha voluto mettere in guardia sul presente: la sicurezza sul lavoro deve essere al centro delle politiche aziendali.
La tragedia di Mattmark, ha detto il Capo dello Stato, rappresenta una parte indelebile dell’identità nazionale italiana, poiché quei lavoratori cercavano con fatica di costruirsi un futuro migliore oltre i confini. Ma il passaggio più significativo ha riguardato la tutela effettiva dei diritti dei lavoratori, troppo spesso trascurata da una mentalità che privilegia solo il profitto. Per Mattarella quella pagina di storia non deve rimanere confinata al passato, bensì costituire un monito permanente affinché ovunque sia garantito un lavoro equo, sostenibile e privo di rischi per la salute e l’incolumità fisica.
La tragedia di Mattmark non è soltanto un ricordo di emigrazione e sacrificio, ma continua a essere un simbolo di come la ricerca del profitto eccessivo e l’assenza di misure di sicurezza possano trasformarsi in catastrofi. Per questo il messaggio di Mattarella risuona con vigore anche oggi: “La Repubblica deve farsi promotrice, sia in Italia che a livello europeo e internazionale, di regole che garantiscano condizioni di lavoro sicure che rispettino la dignità umana”.
Il disastro del 1965
Era il 30 agosto 1965 quando approssimativamente due milioni di metri cubi di ghiaccio e detriti si staccarono improvvisamente dal ghiacciaio dell’Allalin, travolgendo le baracche del cantiere dove centinaia di operai stavano lavorando alla costruzione della diga di Mattmark. In pochi istanti l’intero villaggio operaio venne cancellato, seppellendo sotto la valanga 88 lavoratori: 56 italiani, emigrati in gran parte dal nord e dal sud del Paese, oltre a 23 cittadini svizzeri e altre vittime di diverse nazionalità. Fu il più grave disastro naturale mai avvenuto nel Canton Vallese e una delle peggiori tragedie legate all’emigrazione italiana del dopoguerra.
A ricordare il lutto sono intervenuti i vertici istituzionali
Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di “un sacrificio che resta memoria dolorosa dell’emigrazione italiana e monito sempre attuale”, sottolineando il coraggio di chi affrontò il rischio pur di garantire un futuro alla propria famiglia. Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha definito Mattmark “una delle pagine più drammatiche della storia dell’emigrazione italiana nel dopoguerra” e ha invitato a ricordare quel sacrificio “affinché sia scolpito nel presente e nel futuro il contributo dei nostri connazionali”.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, in visita a Mattmark insieme al collega svizzero Ignazio Cassis, ha ricordato come “quel tragico giorno le vittime di entrambe le nazionalità vennero pianto insieme, unite nello stesso dolore che non conosce confini. Oggi onoriamo i nostri connazionali che persero la vita lavorando lontano da casa, la loro memoria è un patrimonio che ci lega”.
Il discorso di Elly Schlein
Alla commemorazione ha preso parola anche Elly Schlein, Segretaria del Partito Democratico, che ha collegato il passato al presente: “Purtroppo, ancora oggi le morti bianche continuano ad affliggere il nostro Paese. Sono stati compiuti dei passi avanti, ma non abbastanza per sradicare del tutto questa piaga”. Schlein ha sottolineato che “l’unico modo degno per onorare le vittime di Mattmark e i loro cari è quello di impegnarci quotidianamente per garantire sempre maggiore sicurezza sul posto di lavoro, stipendi giusti e diritti per tutti i lavoratori, a prescindere da nazionalità o provenienza”. Un impegno, ha aggiunto, che deve coinvolgere ognuno.