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Cellulari vietati in classe e social sotto i 15 anni: tre italiani su quattro dicono sì

sabato, 30 Agosto 2025
1 minuto di lettura

Gli italiani chiedono regole più rigide per l’uso della tecnologia tra i giovani. Secondo un’indagine condotta da Swg, Kpmg e Ministero dell’Istruzione, oltre tre cittadini su quattro (76%) sono favorevoli al divieto dei cellulari in classe. Un consenso trasversale che unisce over 55, genitori e anche molti giovani fino ai 34 anni. Non solo: la stessa percentuale sostiene l’idea di estendere il divieto anche alle scuole superiori e di promuovere un bando europeo per vietare gli smartphone fino ai 14 anni. Ancora più netta la posizione sul fronte dei social: il 77% è favorevole a vietarne l’accesso ai minori di 15 anni, un orientamento condiviso anche dal 68% dei giovani tra i 18 e i 34 anni.
La ricerca evidenzia come la maggior parte degli italiani percepisca pericoli significativi legati all’uso incontrollato dello smartphone da parte degli adolescenti. I timori principali riguardano i rapporti con sconosciuti potenzialmente pericolosi (73%), la condivisione di dati personali a fini criminosi (72%), il cyberbullismo (71%) e l’esposizione a contenuti inappropriati, inclusa la pornografia (69%).

L’IA a scuola divide

Molto alta anche la percezione dei rischi di dipendenza e isolamento sociale: il 70% teme un uso compulsivo, il 67% la perdita di relazioni reali e il 66% lo sviluppo di sintomi di astinenza. Più contenuta, ma comunque rilevante, la preoccupazione per il rendimento scolastico: il 61% ritiene che lo smartphone sottragga tempo allo studio, il 60% teme un calo delle prestazioni. Più sfumato il giudizio sull’Intelligenza Artificiale nella scuola. In partenza, quasi la metà dei genitori e il 41% della popolazione vorrebbero escluderla del tutto dalle aule. Ma la posizione cambia radicalmente quando se ne ipotizza un uso regolato e affidato agli insegnanti. Il 71% ritiene importante che il sistema scolastico si confronti sull’IA per sviluppare una didattica più moderna e personalizzata. Il 68% la vede come uno strumento per creare contenuti adatti alle esigenze di ciascuno studente, mentre il 61% la considera utile per supportare chi è in difficoltà.
La principale paura resta quella che l’IA finisca nelle mani degli studenti senza controllo, diventando scorciatoia e non opportunità di apprendimento.

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