Alcune osservazioni di carattere psico-sociale e di antropologia contemporanea mi hanno condotto a prevedere possibili scenari di una tendenza ormai viva tra noi. La combinazione sociale tra tecnologie immersive (AI, metaverso, wearable cognitive tech), transizione intergenerazionale fluida, non più per età ma per esperienze e stili di vita, e tra modelli di intelligenza relazionale aumentata (interfacce human-AI) e la longevità da evoluzione cognitiva assistita, ha fatto emergere una “nuova condizione umana post-agetech”: gli “Agerunners”.
Gli Agerunners sono viaggiatori multigenerazionali, che attraversano più fasi identitarie, ma anche portatori di umanesimo aumentato, abituati a coabitare realtà fisica e digitale, e non ultimo attivatori di impatto trasformativo, capaci di reinterpretare ruoli sociali, lavorativi e relazionali. Lo scenario che si delinea è quello di una generazione culturale da identità altamente fluida e molteplice, più orientata alla missione che al tempo, che vive nel “tempo algoritmico” con radici profonde il senso dell’umano.
Gli Agerunners si delineano come la persona nuova, umani aumentati che superano la condizione del tempo nel senso classico ed inaugurano una stagione inedita dell’esistenza. Gli Agerunners non li definiamo per tempo anagrafico ma per mobilità generazionale fluida, per connettività cognitiva solidale, per capacità trasformativa sociale. Non più internauti ma protagonisti che attraversano, integrano, vivono tra il fisico e il digitale, tra biologia e codice.
Gli Agerunners sono innovatori sociali naturali, costruttori di senso e di generatività. Non assistiti, ma promotori. Non utenti, ma co-creatori. Sono ponte tra sapere esperienziale e nuove tecnologie, tra culture del passato ed infrastrutture del futuro. Per farli emergere e valorizzarli è necessaria una nuova visione fondata su valutazione di impatto trasformativo, co-project plurigenerazionale, welfare cognitivo multifattoriale, ecologie relazionali aumentate.
È un movimento antropologico in divenire che plasma identità multiple con nuovi modi di abitare il senso dell’umano oltre le età. Non più solo agetch, gli Agerunners abitano le età degli algoritmi relazionali, delle reti neurali artificiali e connettive, del “metadihum” (interaccia evoluta tra persona e la macchina). In questo nuovo scenario “oltre”, l’età e il tempo è una variabile secondaria: ciò che conta è il “mindset adattivo”, la disponibilità a “correre” lungo le traiettorie della complessità e del cambiamento. E siamo già in tanti.