sabato, 5 Aprile, 2025
Economia

Conti pubblici in ripresa, commercio in caduta libera

Secondo l’Istat nel quarto trimestre del 2024 primo saldo positivo per le amministrazioni, ma a febbraio 2025 il settore ‘al dettaglio’ registra la flessione più marcata degli ultimi dieci mesi

Per la prima volta dal quarto trimestre del 2019, le amministrazioni pubbliche italiane hanno registrato nel quarto trimestre 2024 un saldo positivo, invertendo così una tendenza negativa durata cinque anni. Questo significativo miglioramento, evidenziato dal rapporto trimestrale Istat sui conti dei settori istituzionali, è stato possibile grazie a un sostanziale contenimento della spesa pubblica abbinato a un incremento delle entrate fiscali. Nel dettaglio, il saldo positivo delle amministrazioni pubbliche si è attestato allo 0,4% del Pil, un deciso miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2023, quando si registrava invece un indebitamento del 6,6%. Ancora più evidente il miglioramento del saldo primario (che esclude gli interessi passivi), passato dal -2,8% del 2023 al +4,1% del 2024, mentre il saldo corrente ha raggiunto il 5,9% del Pil. Ma nonostante il miglioramento delle finanze pubbliche, per le famiglie italiane il quadro appare più preoccupante. Sempre secondo i dati dell’Istituto di statistica, nel quarto trimestre 2024 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha registrato una lieve diminuzione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, segnando il primo calo nominale dal 2020 e un declino ancora più marcato se considerato in termini reali (-0,6%). Questo calo riflette una situazione economica complessa, aggravata dall’incremento del deflatore dei consumi, che ha visto i prezzi al consumo aumentare dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Di conseguenza, anche la propensione al risparmio delle famiglie ha subito una riduzione, passando dal 9,1% del terzo trimestre 2024 all’8,5%, pur restando significativamente superiore rispetto ai livelli pre-pandemia.

Situazione delicata anche per le società non finanziarie, che registrano il sesto calo trimestrale consecutivo della quota di profitto, attestatasi al 42,4%, in flessione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Un dato preoccupante, dato che già a metà del 2024 la redditività delle imprese era scesa sotto i livelli pre-pandemia. Tuttavia, emerge un segnale positivo dal fronte degli investimenti, con il tasso di investimento che è salito al 22,1%, con un incremento di 0,3 punti rispetto al trimestre precedente, mostrando finalmente una ripresa dopo otto trimestri consecutivi di calo.

Commercio al dettaglio

A febbraio 2025, secondo le rilevazioni sempre dell’Istat sul commercio al dettaglio, la situazione dei consumi non appare confortante. Le vendite al dettaglio su base mensile registrano un incremento minimo (+0,1%) in termini di valore, mentre restano stabili in volume. Tuttavia, su base annua, i dati evidenziano un calo generalizzato: -1,5% in valore e -2,5% in volume, il peggior risultato degli ultimi dieci mesi. A soffrire sono soprattutto le vendite alimentari, che scendono del 2,9% in volume, mentre le vendite di prodotti non alimentari diminuiscono del 2,4% in volume e del 2,2% in valore. La flessione più pesante è stata registrata nelle calzature e articoli in cuoio, con un calo del 6,2%.Il Codacons ha definito questi dati “un vero e proprio tracollo”, sottolineando come la crisi inflazionistica continui a incidere pesantemente sulle tasche degli italiani. Anche l’Unione nazionale consumatori parla apertamente di una “Caporetto dei consumi”, evidenziando come la diminuzione dei volumi di acquisto equivalga, per una famiglia media, a una perdita annuale di circa 634 euro. Le famiglie con due figli arrivano a spendere addirittura 910 euro in meno rispetto all’anno precedente.

Assoutenti pone l’accento sulla crisi del settore alimentare, dove il taglio degli acquisti, amplificato da un’inflazione a doppia cifra su numerosi prodotti di largo consumo, sta costringendo le famiglie a drastici cambiamenti nelle abitudini alimentari. In questo scenario, l’Associazione ha invitato il governo a introdurre misure specifiche per garantire alle famiglie l’accesso a beni essenziali e servizi di prima necessità, definiti “consumi di cittadinanza”.

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