venerdì, 4 Aprile, 2025
Attualità

Generale De Pascale: “La difesa non è né di destra né di sinistra. Sul debito pubblico decida il governo”

In un convegno dell’Associazione Omnia Nos si è parlato di difesa europea. Sottosegretario Silli: “Nella storia dell’Unione la difesa comune europea fu una delle primissime intuizioni. Ora non è semplice, ma è necessaria”. Gen. Masiello: “Una opportunità irripetibile, ma tendiamo ad agire solo di rimessa e questo non è garanzia di successo”. On. Bicchielli:” Noi abbiamo contestato il termine riarmo, la sicurezza è una cosa molto più ampia”.

L’associazione culturale Omnia Nos ha organizzato al Circolo Ufficiali delle Forze Armate a Roma un convegno dal titolo “Dinamiche geopolitiche e sicurezza continentale: scenari e percorsi evolutivi per la Difesa europea”, per parlare con il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale C.A. Carmine Masiello, il sottosegretario agli Affari Esteri Giorgio Silli, all’onorevole Pino Bicchielli, membro della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, al professor Alberto Pagani, docente di Terrorismo Internazionale all’Università di Bologna e alla dottoressa Sonia Mancini, giornalista del TG La7 e Ufficiale della Riserva Selezionata dell’Esercito, di quello che è il tema del giorno. Di riarmo si o riarmo no, ne abbiamo parlato in esclusiva con il presidente dell’associazione Omnia Nos, il Generale C.A. ris. Carmine De Pascale, che ha organizzato l’incontro.

Di che si occupa l’associazione Omnia Nos?
È una associazione culturale che si occupa di geopolitica e di esaminare tutte le problematiche attuali, non solo militari, ma anche sociali, di tutto ciò che può interessare alla società.

In questo convegno l’associazione ha deciso di parlare di dinamiche geopolitiche e sicurezza continentale, come mai?
Perché è il tema del momento. Oggi se leggiamo i giornali o guardiamo i telegiornali si può notare che il tema centrale è quello della difesa dell’Europa. Ci troviamo con una guerra alle porte e, quindi, è stata avanzata una proposta di riarmo dell’Europa da parte della Commissione europea. Esistono opinioni diverse tra le varie forze politiche e, quindi, volevamo esaminare un po’ più in profondità questo tema.

Ma riarmo e difesa europea sono due concetti sovrapponibili o sono rette divergenti?
Sono facce della stessa medaglia. Ci si riarma per difendersi e la difesa come si sa non è né di destra né di sinistra, è un patrimonio nazionale, una difesa per tutelare i nostri bambini, il nostro popolo, il nostro territorio, le nostre libertà, la nostra democrazia. Quindi, il riarmo è una possibilità di migliorare quello che si ha, perché noi partiamo già da una base, abbiamo già una difesa che penso si voglia migliorare, ma queste sono anche delle scelte che competono agli organi di Governo.

Secondo lei la difesa comune europea è ancora una utopia o i tempi cominciano a essere maturi?
Dal 1957, da quanto è stata fondata la Comunità Economica Europea, si è parlato sempre di difesa, ma è stata più che altro una raccolta di buone intenzioni. Adesso, però, ci troviamo in un mondo che sta profondamente cambiando ed è in accelerazione, quindi ci sono delle precise scelte da fare. Partiamo già da una base, perché l’Europa è impegnata in missioni di mantenimento della pace e gestione delle crisi. Adesso bisogna vedere cosa si vuole fare da grandi e in che modo, perché si può pensare anche a un disimpegno del nostro principale alleato che può essere concentrato, ad esempio, in un altro scenario indo-pacifico. Si tratta, quindi, di fare delle scelte di peso strategiche. Ed è questo il momento giusto.

Per quanto riguarda il riarmo nazionale, il meccanismo europeo di finanziamenti più aumento del debito pubblico la convince?
Quello che è stato proposto è, diciamo, fondato sul debito, questo non ce lo possiamo nascondere. Quello che bisogna fare è saper combinare lo sviluppo industriale, gli investimenti per la difesa con una politica economica che non penalizzi il sostegno sociale e il welfare degli italiani.

Come la immagina questa difesa comune, un esercito europeo o tanti eserciti e un ente terzo che li coordina, come diceva De Gasperi?
Anche qua dobbiamo essere chiari. Parlare di esercito europeo mi sembra un po’ una utopia. A ben guardare anche la NATO non ha un suo esercito, però gli eserciti nazionali si muovono in ambito NATO come se fossero un unico esercito. Allora anche per l’Europa bisogna pensare a una difesa rafforzata con delle strutture di comando che siano idonei a coordinare gli sforzi delle varie forze armate nazionale per acquisire una capacità di deterrenza in modo da scoraggiare le aggressioni. Sisa benissimo che quando c’è uno squilibrio tra uno Stato poco armato e uno più armato, c’è la possibilità che quello più armato aggredisca quello meno armato, questa è la storia.

Però, anche all’interno dell’Europa questo meccanismo potrebbe creare delle differenziazioni tra Stato e Stato?
Sono delle scelte, spendere in debito, fare delle politiche di questo tipo sono delle scelte. Sappiamo che la Germania ha cambiato la costituzione in due giorni per poter investire circa dai 600 miliardi a 1.000 miliardi per la difesa. La Polonia spende già oltre il 3% del PIL. Per la difesa si tratta di non rimanere indietro, ma ripeto, io posso solo esprimere delle opinioni, ma le scelte sono governative.

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