Il 2 aprile 2005, esattamente vent’anni fa, si spegneva a Roma Karol Wojtyła, il Papa venuto “da un Paese lontano”. Con lui si chiudeva una delle pagine più intense e rivoluzionarie della storia della Chiesa cattolica e del Novecento. San Giovanni Paolo II non è stato soltanto un Pontefice. È stato un profeta del nostro tempo, un costruttore di ponti, un testimone incrollabile della fede e della dignità umana. Ancora oggi, a due decenni dalla sua scomparsa, il suo ricordo resta vivido nella memoria collettiva e le sue parole continuano a risuonare nel cuore di milioni di persone. “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”: con queste parole, pronunciate nel 1978 durante la sua prima uscita pubblica da Pontefice, Giovanni Paolo II inaugurò un pontificato che sarebbe durato oltre 26 anni, il terzo più lungo della storia. Quella frase divenne il filo conduttore del suo magistero: un invito al coraggio in un’epoca segnata da paure, muri e ideologie divisive.
Il suo carisma trascendeva le frontiere religiose e culturali. Fu il Papa dei giovani, dei popoli oppressi, degli ultimi. Visitò 129 Paesi, si fece pellegrino instancabile di pace, dialogo e riconciliazione. Ha chiesto perdono per gli errori della Chiesa, ha abbracciato fedeli di ogni fede, ha cercato sempre l’incontro con l’altro, con l’umanità ferita e in cerca di senso.
Un’eredità che parla al presente
Nel giorno del ventesimo anniversario della sua morte, le parole e il pensiero di Papa Wojtyła sono stati ricordati da tutte le più alte cariche dello Stato italiano. “La sua forza spirituale, il suo amore per la libertà e la sua capacità di avvicinare alla fede uomini e donne di ogni generazione restano vivi nella memoria e nel cuore di miliardi di persone”, ha scritto su X il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lo ha definito una figura “straordinaria” capace di “plasmare il Novecento e cambiare la storia”. Un riconoscimento condiviso anche dal Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ne ha ricordato “l’esempio che continua a ispirare milioni di persone nel mondo”, e dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha evidenziato come il suo messaggio “di fede, speranza e libertà” continui ad attraversare generazioni e confini.
Il Vicepresidente della Camera, Anna Ascani, ha sottolineato come le parole di Papa Wojtyła “ci hanno accompagnato in un cambio d’epoca” e ancora oggi rappresentino un’esortazione a percorrere “la strada della pace e della fraternità”. Antonio Tajani, Vicepremier e Segretario di Forza Italia, ha definito Giovanni Paolo II un “uomo di pace e dialogo” che ha segnato profondamente il XX secolo.
Il Papa che ha fatto la storia
La storia ricorderà Giovanni Paolo II come uno dei protagonisti della fine del comunismo in Europa. La sua voce, ferma e potente, fu determinante nel sostenere l’opposizione pacifica in Polonia – sua terra natale – contribuendo in modo decisivo alla caduta della cortina di ferro. “Ha cambiato il futuro dell’Europa”, ha ricordato il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, definendolo “un agente del destino”. La Senatrice Licia Ronzulli lo ha descritto come “un instancabile testimone della fede, un difensore della dignità umana”, capace di motivare intere generazioni “a batterci per la giustizia e i diritti”. Parole che riecheggiano nel messaggio della Viceministra Maria Teresa Bellucci: “Costruttore di fede e speranza, ci ha insegnato a costruire ponti e a credere nel dialogo tra fede e ragione”.
Anche il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha voluto rendere omaggio alla figura di Wojtyła, ricordando come il suo pontificato sia stato interamente dedicato “ai giovani, alle popolazioni più fragili, all’annuncio del Vangelo”.
La santità di un uomo
Karol Wojtyła è stato proclamato santo nel 2014 da Papa Francesco, dopo essere stato beatificato nel 2011 da Benedetto XVI. Due Papi che, ciascuno a suo modo, ne hanno raccolto l’eredità spirituale e pastorale. Ma la sua santità era già riconosciuta nel cuore della gente, sin da quella notte del 2 aprile 2005, quando, come disse Benedetto XVI, “è tornato alla casa del Padre”.