“Un errore profondo”. Così Sergio Mattarella ha definito la decisione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo all’introduzione di nuovi dazi sull’importazione di prodotti europei, in particolare italiani. Una posizione netta, la sua, che trova eco nelle parole del Primo Ministro Giorgia Meloni, la quale ha parlato della necessità di “scongiurare in tutti i modi una guerra commerciale che non avvantaggerebbe né gli Stati Uniti né l’Europa”. Il timore è concreto: l’unica certezza – come ha sintetizzato Mattarella – è che ci sarà “un effetto negativo sull’economia globale”. Una consapevolezza condivisa anche dalla Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, secondo cui l’impatto sarà “comunque negativo in tutto il mondo”, con danni variabili in base alla portata delle misure adottate, ai prodotti coinvolti e alla loro durata.

Nel colloquio avvenuto ieri al Quirinale con il Presidente della Repubblica di Estonia, Alar Karis, Mattarella ha ribadito la necessità di una risposta “compatta, serena e determinata” da parte dell’Unione europea. I dazi, ha sottolineato, rappresentano una minaccia anche per i già fragili equilibri economici post-pandemici, aggravati dalla guerra in Ucraina e dalle sfide legate all’allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali, oltre che a Ucraina e Moldova. Da qui l’urgenza di ricostruire rapporti transatlantici solidi e collaborativi.
“Difenderemo le nostre eccellenze”
Un concetto rilanciato anche da Antonio Tajani, Vicepremier e Ministro degli Esteri, che in un passaggio a Montecitorio ha parlato di “approccio pragmatico e dialogante, ma con la schiena dritta”. Nessun automatismo, nessuna reazione impulsiva, ma la volontà di “reagire se necessario, a livello europeo”, a tutela del sistema produttivo del continente. Le dichiarazioni più accorate arrivano proprio dalla filiera agroalimentare, uno dei settori più esposti ai possibili rincari doganali. L’Italia rischia grosso, considerando che gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano, cresciuto del 17% solo nel 2024. “Un mercato fondamentale”, lo ha definito Meloni durante il Premio Maestro dell’Arte della Cucina Italiana, aggiungendo che imporre nuovi dazi “sarebbe un’ingiustizia anche per molti americani”, colpiti nei consumi e costretti a pagare di più per le eccellenze italiane.
“Difendere l’agroalimentare è una priorità per il governo fin dal suo insediamento”, ha sottolineato il Premier, ricordando gli investimenti record, la lotta alla contraffazione e l’attenzione alle filiere e alla formazione. Ma di fronte al rischio concreto di tariffe fino al 200% – che per il vino italiano significherebbe un tracollo del 70-80% dell’export, secondo la Consulta vitivinicola della Coldiretti – l’intervento istituzionale potrebbe non bastare.
“Danni incalcolabili”

A preoccupare è anche il possibile effetto domino sulle imprese. Laura Castelli, Presidente di “Sud chiama Nord” ed ex Viceministra dell’Economia, ha denunciato come l’approccio del governo debba farsi più incisivo: “Vengono i brividi a sentire il Vicepremier Salvini sostenere che questi dazi saranno un’opportunità di crescita per le nostre aziende. Lo dica alle centinaia di imprese che ora rischiano la crisi”. Castelli cita i dati di Confindustria, secondo cui l’escalation protezionistica potrebbe comportare un calo del Pil italiano dello 0,4% nel 2025 e dello 0,6% nel 2026. Da qui la proposta di un “piano nazionale” che sostenga il sistema produttivo italiano nel riorientamento dei mercati e nella sostituzione delle importazioni provenienti dagli Usa. A lanciare l’allarme più strutturato è però la Coldiretti. Il Presidente Ettore Prandini ha parlato di “effetti disastrosi” per entrambe le sponde dell’Atlantico. Secondo le stime dell’associazione, l’imposizione di una tariffa aggiuntiva del 25% sull’intero settore agroalimentare italiano comporterebbe un aggravio di circa due miliardi di euro per i consumatori americani. Non solo: la Coldiretti denuncia il rischio di un’ulteriore espansione dell’’‘italian sounding’, il fenomeno delle imitazioni di prodotti italiani che già oggi costa all’Italia 40 miliardi di euro, solo negli Stati Uniti.
Il Segretario generale Vincenzo Gesmundo ha invitato le istituzioni italiane ed europee a mantenere il dialogo aperto: “La logica dei dazi e dei contro dazi è miope e controproducente per tutti”. L’auspicio, ha ribadito Prandini, è che si lavori “a una soluzione diplomatica, con la logica della reciprocità come base di ogni intesa”.