Si è tenuta ieri a Parigi la riunione straordinaria sulla pace e la sicurezza in Ucraina, convocata su iniziativa del Presidente Emmanuel Macron. All’incontro, definito il ‘vertice dei volenterosi’, hanno partecipato Capi di Stato e di governo di diversi Paesi europei, tra cui il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme a rappresentanti delle forze armate ucraine. Al centro dei colloqui, la crescente instabilità sul fronte orientale del conflitto, l’eventualità di una missione multinazionale in Ucraina e l’evoluzione delle sanzioni contro la Russia. Le discussioni hanno confermato la volontà dell’Occidente di mantenere alta la pressione su Mosca, ma anche evidenziato le divergenze su eventuali interventi diretti sul terreno.

A tenere banco è stata soprattutto l’annunciata “missione di rassicurazione” proposta da Francia e Regno Unito, che secondo Macron ha già ottenuto il via libera da parte dell’Ucraina e il sostegno di altri Stati. “Non serve l’unanimità – ha affermato il Presidente transalpino –. Oggi la proposta è accettata da più Paesi. Abbiamo lavorato con le forze armate ucraine per definire luogo, capacità e composizione delle truppe”. Macron ha precisato inoltre che “nulla è escluso”: la missione potrà includere forze terrestri, marittime e aeree, ma non sostituirà né l’esercito ucraino né eventuali forze di pace sotto mandato internazionale. “La Russia finge di voler negoziare – ha aggiunto il capo dell’Eliseo – ma noi rispetteremo il diritto internazionale, con o senza Mosca”.
L’Italia non parteciperà a forze militari

Ferma la posizione italiana, espressa con chiarezza dal premier Meloni, che ha ribadito come “non sia prevista alcuna partecipazione nazionale a eventuali forze militari in Ucraina”. Il Primo Ministro ha sottolineato la necessità di un approccio condiviso all’interno dell’Alleanza Atlantica: “Serve il coinvolgimento degli Stati Uniti, è fondamentale per costruire una pace duratura che garantisca la sovranità dell’Ucraina”. Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, Meloni ha accolto con favore la proposta di approfondire un modello di garanzia di sicurezza ispirato all’articolo 5 del Trattato Nato, come suggerito da Macron. Ha inoltre rilanciato l’idea di un cessate il fuoco parziale esteso alle infrastrutture civili, come scuole e ospedali, come passo intermedio verso un cessate il fuoco totale.
Nessuna unanimità sulle forze di pace
Nonostante l’intesa sulla missione a guida franco-britannica, non è stata raggiunta l’unanimità su un’eventuale forza di peacekeeping in Ucraina. Macron ha riconosciuto che “alcuni Paesi non hanno la capacità militare, altri non hanno il contesto politico interno per sostenere una simile iniziativa”. Durante la conferenza stampapost-vertice, Macron ha rivelato di aver parlato con il Presidente americano Donald Trump prima dell’apertura del vertice, auspicando il sostegno statunitense a un eventuale dispiegamento europeo. Ma ha anche avvertito: “Dobbiamo prepararci all’eventualità di agire senza gli Usa”.
Un’apertura anche alla Cina, con Macron che ha espresso il desiderio di un coinvolgimento attivo del Presidente Xi Jinping: “Date le sue relazioni con la Russia e l’iniziativa di pace lanciata mesi fa con il Brasile, credo che Xi possa svolgere un ruolo importante nel costruire una pace duratura”.
“Guai a toccare le sanzioni”
Sull’altro fronte, il Presidente ucraino Zelensky, pur non partecipando fisicamente al vertice, ha fatto sentire la sua voce sui social, avvertendo i partner occidentali che le sanzioni alla Russia non devono essere allentate: “Togliere le sanzioni ora sarebbe un disastro per la diplomazia. Sono uno dei pochi strumenti reali che abbiamo per fare pressione sulla Russia”, ha scritto su X.Zelensky ha inoltre ammonito: “Se le sanzioni vengono indebolite e la Russia rompe l’accordo, ripristinarle sarà lentissimo e molti smetteranno di crederci. È essenziale mantenerle finché la pace non sarà davvero ripristinata”.
Un concetto ribadito anche da altri leader presenti a Parigi. Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che “non ha senso porre fine alle sanzioni finché la pace non sarà veramente ristabilita”. Gli ha fatto eco il Premier britannico Keir Starmer, dichiarando che “è tempo di aumentare le sanzioni, non di ridurle”.
L’attacco del Cremlino
Non si è fatta attendere la reazione del Cremlino, che ha accusato Francia e Regno Unito di mascherare “piani militari offensivi sotto la veste del peacekeeping”. Una dichiarazione che alimenta la tensione diplomatica e conferma l’estrema delicatezza dell’equilibrio internazionale attorno al conflitto ucraino.