È in dirittura di arrivo il nuovo Piano pandemico 2023–2028, che prepara l’Italia ad affrontare eventuali nuovi pandemie dopo che il Covid-19. Dopo l’ok al Piano da parte del Ministro della Salute, il documento andrà in Conferenza Stato-Regioni per il passaggio finale. Il Piano contiene le strategie da mettere in campo nel caso di nuova emergenza pandemica e uno dei punti fondamentali riguarda il dialogo con la popolazione, per implementare messaggi coerenti che dovranno tener conto dell’entità del rischio percepito. Nel documento, inoltre, vengono recepite alcune indicazioni della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in particolare relativamente all’impegno nell’interscambio di informazioni, nella costruzione di un dialogo inclusivo con la popolazione favorendo l’alfabetizzazione sanitaria, per quel che riguarda l’UE, e l’implementazione di misure per creare fiducia nelle popolazioni con comunicazione del rischio adeguata, come raccomanda l’Oms.
Oms, uniformare gli interventi
Ma le sfide alle pandemie è globale e quindi il Piano pandemico delle nazioni potrebbe andare in secondo piano una volta avviata la convenzione in itinere, “giuridicamente vincolante ai sensi del diritto internazionale”, tra l’Oms e i paesi di tutto il mondo per uniformare gli interventi. Lo strumento consentirebbe di garantire un impegno politico maggiore, duraturo e a lungo termine a livello di leader mondiali di Stati o governi. Definire processi e compiti chiari, come rafforzare il sostegno a lungo termine al settore pubblico e privato a tutti i livelli e promuovere l’integrazione delle questioni sanitarie in tutti i settori strategici pertinenti.
Rafforzare la cooperazione
Secondo l’Oms né i singoli governi né la comunità mondiale possono prevenire completamente le pandemie. Tuttavia la comunità internazionale deve essere molto meglio preparata e meglio coordinata per rispondere a eventuali pandemie future lungo l’intero ciclo di individuazione, allarme e risposta. Nello specifico, la convenzione può rafforzare la cooperazione internazionale in diversi settori prioritari, come sorveglianza, allerta e risposta, oltre che la fiducia in generale nel sistema sanitario internazionale.
C-Fam contesta il metodo
Lo scorso anno il Consiglio europeo ha adottato una decisione che autorizza l’avvio di negoziati per un accordo internazionale sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie. Per materie che rientrano nelle competenze dell’Unione, la Commissione negozia l’accordo a nome dell’UE, sulla base delle direttive di negoziato del Consiglio. La bozza è attualmente negoziata dai 194 paesi membri, e la versione finale dell’accordo verrà presentata tra maggio e luglio 2024, alla 77^ Assemblea Mondiale della Sanità. Coloro che sono critici verso questo modo di procedere come l’organizzazione internazionale C-Fam (Center for Family & Human Rights) ha fatto notare la singolare convergenza tra Cina e Stati Uniti. La delegata degli USA, riguardo i procedimenti di trasparenza, ha appoggiato la richiesta del collega cinese di non rivelare al pubblico le posizioni dei governi sulle proposte di modifica alla bozza, mentre il rappresentante dell’Unione europea ha manifestato l’intenzione di condividere pubblicamente i commenti dell’Ue.