venerdì, 28 Marzo, 2025
Società

In Italia 144mila richiedenti asilo. Nel mondo 114 mln non possono lasciare i loro Paesi

Rapporto Migrantes

Ieri il ‘Rapporto Migrantes 2023 sul diritto d’asilo’, presentato a Roma, ha gettato luce su una realtà sconcertante: 114 milioni di persone, quasi due volte la popolazione dell’Italia, non hanno avuto la libertà di decidere se restare nel proprio Paese d’origine, rappresentando un aumento di sei milioni rispetto alla fine del 2022. Questo dato, che significa che un abitante della Terra su 71 è coinvolto, sottolinea l’urgente necessità di affrontare i crescenti conflitti e le situazioni di crisi che impediscono alle persone di scegliere il proprio destino. Il Rapporto mette in evidenza la gravità di conflitti sempre più numerosi e intensi, le crisi economiche e sociali in alcune regioni del mondo e le sfide legate all’accesso a cibo ed acqua. Tuttavia, l’attenzione si sposta anche sulla crescente incapacità globale di gestire processi di pace efficaci e di proteggere adeguatamente il nostro pianeta. Un aspetto chiave del Rapporto è il richiamo alle parole di Papa Francesco, che ha ammonito sulla libertà di migrare. Nonostante il diritto ‘’asilo sia sancito da rigide convenzioni internazionali, le politiche europee e nazionali sembrano mettere sempre più ostacoli all’ingresso di coloro che cercano protezione. Normative più restrittive, processi di esternalizzazione delle frontiere, l’identificazione di Paesi “sicuri”, la diminuzione delle tutele per i minori stranieri non accompagnati e la costruzione di centri di detenzione sono solo alcune delle pratiche che rendono difficile il riconoscimento e l’accoglienza di chi cerca asilo.

2022-2023: passi indietro?

Secondo il Rapporto, il conflitto in Ucraina scoppiato nel febbraio 2022 ha contribuito all’aumento del numero di persone in fuga da guerre, conflitti, persecuzioni e diritti negati, che ha superato a livello globale i 110 milioni a metà 2023. Di questi, circa 35 milioni si trovano nel 2023 fuori dei confini del proprio Paese, alla ricerca di protezione e sicurezza. La maggior parte, circa il 70%, rimane in Paesi confinanti, e solo una piccola parte inizia un lungo e pericoloso viaggio verso l’Europa, che continua a presentare un’assoluta carenza di canali di ingresso legali e sicuri. Sono stati infatti poco più di 500 mila gli ingressi irregolari in Europa tra il 2022 e il 2023, mentre sono state più di un milione le richieste d’asilo presentate nello stesso periodo. Il primo capitolo del nuovo report su Il diritto d’asilo fa il punto sugli andamenti del 2022 e dei primi nove mesi del 2023, portando l’attenzione sulle rotte di ingresso, le domande d’asilo presentate e le forme di protezione riconosciute in Europa e in Italia, e discutendo l’intrecciarsi di motivazioni che spingono le persone a fuggire dal proprio Paese alla ricerca di protezione e sicurezza.

Tragedia annunciata

Il Rapporto denuncia il fatto che invece di creare vie di fuga sicure, organizzare una rapida accoglienza e distribuzione di tutti coloro che cercano protezione alle frontiere esterne dell’Unione Europea e sviluppare procedure efficaci per documentare e prevenire le violazioni dei diritti umani ai confini, l’Ue e i suoi Stati membri continuano a perseguire una politica di isolamento e di esclusione. I piani di riforma del Sistema europeo comune di asilo (Ceas) non promettono alcun miglioramento, tanto più se si analizzano le attuali prassi alle frontiere esterne dell’Unione, in particolare in Spagna e in Grecia. “L’adozione della pessima riforma del Ceas non farebbe altro che legalizzare le continue violazioni della legge alle frontiere esterne europee e aggravare ulteriormente la situazione dei diritti umani. Quindi non c’è dubbio: al momento, meglio nessuna riforma che questa”.

Le novità legislative

Un contributo del nuovo Report è dedicato ad alcune tra le più recenti misure normative e amministrative adottate durante l’anno in Italia, fra le quali: la previsione di restrizioni alla protezione speciale, di riduzioni delle prestazioni disponibili nei sistemi di accoglienza governativi in cui devono essere accolti tutti i richiedenti asilo non vulnerabili (senza però adeguare il numero dei posti di accoglienza all’effettivo fabbisogno) e di ulteriori forme di trattenimento dei richiedenti asilo durante l’esame delle domande e di nuove procedure accelerate per le domande presentate in frontiera dai cittadini di Paesi d’origine “sicuri”; l’emanazione di un nuovo e più ampio elenco di questi Paesi “sicuri”, che di fatto ora riguarda l’80% dei Paesi d’origine dei richiedenti asilo in Italia; la proclamazione dello stato di emergenza nazionale. Ancora, l’aumento a 18 mesi dei termini massimi complessivi del trattenimento degli stranieri respinti o espulsi; l’inclusione di tutte le donne tra gli ospiti delle strutture di accoglienza del SAI e la riduzione delle prestazioni del sistema di accoglienza per i minori non accompagnati over 16, che possono essere collocati in strutture per adulti; le deroghe alle procedure per il riconoscimento dell’età dei non accompagnati; e infine l’aumento della capienza dei centri governativi di accoglienza, dimezzandone gli standard di abilità ordinaria, il che peggiora gli standard di abitabilità dei centri.

I numeri italiani

Nel 2023 conflitti, violenze, povertà e il desiderio di una vita migliore hanno portato verso l’Italia un numero crescente di migranti e rifugiati: 144mila quelli sbarcati dopo aver superato la traversata del Mediterraneo sino alla fine di ottobre: + 69% rispetto allo stesso periodo del 2022. Si è invece quasi fermato, nonostante l’incancrenirsi della guerra in Ucraina, il flusso di profughi dal Paese invaso: sulle quasi 174 mila persone in fuga che hanno varcato la frontiera italiana dal marzo ’22, quelle giunte quest’anno fino a giugno sono poco più di 300. Negli arrivi dal Mediterraneo, dopo un triennio che aveva visto come principali Paesi di fuga la Tunisia, l’Egitto e il Bangladesh, sono tornate a prevalere le persone d’origine subsahariana: Guinea e Costa d’Avorio i due Paesi più rappresentati. Dal 1° gennaio al 31 luglio 2023 le navi gestite da organizzazioni della società civile sono intervenute in eventi SAR che hanno portato in salvo nel nostro Paese 3.777 rifugiati e migranti: il dato supera appena il 4% di tutti quelli che nel periodo sono sbarcati in Italia (89.157) fra eventi SAR in mare e sbarchi autonomi; se si guarda ai soli eventi SAR, la percentuale non raggiunge il 6%. In tutto il 2022 i rifugiati e migranti arrivati in Italia grazie a un soccorso in mare effettuato da ONG erano stati 12.005, l’11% di tutte le persone sbarcate e il 21% di quelle sbarcate dopo eventi SAR.

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