Per decenni, il famoso professore Tim White ha utilizzato una vasta collezione di resti umani per insegnare ai suoi studenti di antropologia presso l’Università Berkeley, in California.
White, un esperto di fama mondiale sull’evoluzione umana, ha affermato che la collezione è stata tramandata attraverso generazioni di professori di antropologia. La maggior parte non era etichettata o era catalogata come “elemento di laboratorio”.
La UC Berkeley ha condotto un’analisi della collezione dopo che White ne ha segnalato il contenuto rispondendo ad un ordine a livello di sistema universitario, nel 2020, per la ricerca di resti umani. A maggio, gli amministratori hanno rivelato ai funzionari statali che la collezione include i resti di almeno 95 persone, molte delle quali probabilmente nativi americani della California.
La rivelazione dell’università è stata particolarmente dolorosa perché ha coinvolto un professore che molti indigeni consideravano già come il principale loro antagonista. La UC Berkeley ha per lungo tempo irritato le nazioni tribali, con la sua gestione di migliaia di resti ancestrali accumulati durante la secolare campagna dell’università nello scavo di cimiteri indigeni.
Più di trent’anni fa, il Congresso ordinò a musei, università e agenzie governative, che ricevono finanziamenti federali, di segnalare pubblicamente eventuali resti umani nelle loro collezioni che potevano avere origini native americane e poi restituirli alle nazioni tribali. L’UC Berkeley è stata lenta a farlo. L’università stima di detenere ancora i resti di 9.000 indigeni nel Phoebe A. Hearst Museum of Anthropology del campus, più del numero posseduto da qualsiasi altra istituzione statunitense vincolata dal Native American Graves Protection and Repatriation Act, o NAGPRA, secondo un’analisi di ProPublica dei dati federali.
Per decenni, White è stato consulente in comitati che valutavano se accogliere o rifiutare le richieste delle tribù. Per il docente, la raccolta non ha bisogno di essere segnalata sotto NAGPRA perché non c’è modo di determinare l’origine delle ossa, per cui la legge non può essere applicata. Per le tribù l’episodio segue uno schema familiare di ritardi e fallimenti di UC Berkeley. “Questa è una grave violazione morale, etica e potenzialmente legale”, ha affermato Laura Miranda, membro della Pechanga Band of Indians e presidente della California Native American Heritage Commission, durante una udienza tenuta dalla commissione che sovrintende alla gestione dei resti indigeni da parte del sistema universitario.
