La vendita di prodotti falsificati nel mercato on line è meno frequente che nei mercati tradizionali. Lo dimostrano i dati Fata relativi alle confische doganali nella Ue eseguite tra il 2017 e il 2019, che hanno riguardato solo per il 14% le vendite via web e per l’86% i restanti mercati.
È quanto emerge da Fata, la prima ricerca in Italia che analizza in modo sistematico l’evoluzione ed i modi operandi della contraffazione nei mercati online, presentata in mattinata. Il rapporto – realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore con il suo spin-off Crime&tech ed il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il supporto di Amazon – mostra il legame sempre più stretto tra contraffazione e altri reati di tipo cyber o finanziario come furto di identità degli utenti web; frodi nei pagamenti, ad esempio per effettuare acquisti tramite carte clonate; resi fraudolenti, per restituire prodotti contraffatti al posto dei prodotti originali acquistati; la diffusione di software malevoli e ransomware.
“Il report presentato oggi rappresenta uno strumento molto importante per conoscere a fondo il fenomeno della contraffazione nei mercati on line, a livello sia nazionale sia internazionale. Lo studio elaborato dall’Università Cattolica con la collaborazione del Viminale offre molti spunti di riflessione per rafforzare l’azione di tutela del settore dell’e-commerce che, anche in virtù degli alti numeri in termini di fatturato e di utenti, è costantemente esposto alle minacce criminali.
Questa azione è necessaria non solo per salvaguardare i consumatori, soprattutto quelli più esposti alle truffe, ma anche gli imprenditori che subiscono danni alla loro immagine ed agli investimenti per le contraffazioni dei prodotti e le violazioni della proprietà industriale” ha dichiarato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese commentando il progetto. “Nonostante la sua rilevanza, la contraffazione online è un fenomeno ancora poco conosciuto che richiede una strategia di contrasto specifica. Il progetto Fata rappresenta il primo passo in questa direzione grazie ad una collaborazione sempre più stretta tra i diversi attori coinvolti.
La ricerca accademica può contribuire significativamente alla lotta alla contraffazione, integrando l’esperienza e le soluzioni innovative degli attori pubblici e privati”, ha dichiarato il professor Ernesto Savona, direttore del centro di ricerca Transcrime e Ceo di Crime&tech-Università Cattolica del Sacro Cuore. Savona ha spiegato che per contrastare il fenomeno della contraffazione online occorre rafforzare il monitoraggio del fenomeno, ampliare i canali per lo scambio di informazioni, anche a livello transnazionale, tra settore pubblico e settore privato, su account e metodi di pagamento sospetti (es. carte clonate), modalità di vendita e schemi utilizzati; potenziare le capacità tecnologiche e di analisi delle autorità pubbliche e delle aziende private attraverso una formazione specifica sugli strumenti di data analytics e sulle informazioni o fonti dati utilizzabili, per sfruttare meglio i dati disponibili e tracciare l’origine dei prodotti, le inserzioni e le attività sul web e i venditori ad alto rischio.