Giorgia Meloni incontra l’emiro del Kuwait per rafforzare la cooperazione energetica, economica e militare, mentre il Medio Oriente resta attraversato da una crisi che coinvolge Israele, Iran e i Paesi del Golfo. Sul fronte diplomatico italiano, sono rientrate in patria le cinque attiviste fermate in Cisgiordania mentre assistevano i contadini palestinesi nella raccolta delle olive. Intanto, l’escalation militare si estende: Israele annuncia una vasta operazione a Hebron, crescono le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’Arabia Saudita segnala nuove minacce aeree.
La presidente del Consiglio ha incontrato in Kuwait l’emiro Sheikh Misha’al Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, alla presenza del principe ereditario e del primo ministro. Al centro dei colloqui, investimenti, energia, infrastrutture e difesa. Secondo Palazzo Chigi, è stato adottato un Piano d’Azione per il periodo 2027-2030, destinato a definire le priorità strategiche della cooperazione bilaterale.

I leader hanno discusso anche della sicurezza delle rotte marittime e dei rapporti tra Unione europea e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Il Kuwait ha inoltre manifestato disponibilità a prorogare il price cap su benzina e gasolio già applicato da Q8, con l’obiettivo di contenere i costi energetici per famiglie e imprese. Per Meloni si tratta della tredicesima visita in un Paese del Golfo.
Rimpatriate le cinque italiane
La Farnesina ha confermato il rientro in Italia delle cinque attiviste fermate in Cisgiordania. Le connazionali erano state trattenute mentre partecipavano alla raccolta delle olive con i contadini palestinesi. Funzionari dell’ambasciata italiana a TelAviv hanno effettuato una visita consolare in aeroporto, constatando che le cinque donne erano in buone condizioni fisiche. Durante l’incontro hanno potuto contattare i propri legali.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha contestato la prospettiva di una risposta militare israeliana estesa alla popolazione palestinese: «Non è colpendo la popolazione palestinese che Israele avrà sicurezza».
Hebron, Netanyahu annuncia una vasta operazione
La crisi si aggrava in Cisgiordania dopo l’attacco armato contro un posto di blocco israeliano nei pressi di Hebron. Due soldati israeliani sono stati uccisi e altri militari sono rimasti feriti. Nello scontro, durato circa venti minuti secondo le ricostruzioni disponibili, sono morti anche i due attentatori palestinesi.
Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato la chiusura totale della Cisgiordania e una vasta operazione militare. «Pianifichiamo un’operazione come non se ne vedevano dai tempi della Guerra dei Sei Giorni del 1967», ha dichiarato, ordinando all’esercito di isolare l’area e procedere con le evacuazioni.
Le operazioni a Hebron hanno già costretto circa 1.500 palestinesi a lasciare le proprie abitazioni, secondo fonti locali citate da SkyTG24. Altri 2.500 residenti potrebbero essere coinvolti. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha evocato una campagna sul modello di Gaza e lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese.
Iran, torna l’ipotesi di un attacco congiunto
Sul fronte iraniano, il New York Times riferisce che Stati Uniti e Israele starebbero preparando piani per colpire Teheran dopo le elezioni di metà mandato americane. Netanyahu ha sostenuto che Donald Trump vuole «finire il lavoro» insieme a lui. Il presidente statunitense ha inoltre evocato la possibilità di una nuova operazione militare, denominata «Epic Fury 2».
Le indiscrezioni alimentano l’incertezza sulle prospettive del conflitto e sulle conseguenze per la sicurezza energetica internazionale.
Hormuz e Golfo, cresce l’allerta
Nello Stretto di Hormuz sette navi sono state coinvolte in incidenti e attacchi: tre avrebbero urtato mine, mentre altre quattro sarebbero state colpite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. La sicurezza del passaggio marittimo, cruciale per i flussi energetici, resta uno dei principali fattori di rischio per i mercati internazionali.
In Arabia Saudita sono state udite due esplosioni a Riad. Le autorità hanno attivato sistemi di allerta per una possibile minaccia aerea, poi revocati. La difesa saudita ha inoltre dichiarato di aver intercettato missili balistici lanciati dallo Yemen verso Taif e Yanbu. Gli Houthi continuano a rappresentare una minaccia per il regno, mentre raid aerei della coalizione a guida saudita hanno colpito obiettivi in Yemen.
La visita di Meloni in Kuwait si svolge dunque in una fase in cui diplomazia, approvvigionamenti energetici e sicurezza delle rotte commerciali sono sempre più interconnessi. La tenuta dei collegamenti marittimi e l’evoluzione dello scontro con l’Iran restano determinanti per gli equilibri regionali.





