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Carburanti, piccoli ribassi alla pompa. Le categorie chiedono interventi al Governo

Eni riduce il diesel a 2,19 euro al litro mentre il tetto resta a 2,25. Benzina in lieve calo, ma il caro energia preoccupa agricoltori e tassisti. Mobilitazioni previste per ottobre
sabato, 10 Ottobre 2026
4 minuti di lettura

Il lieve calo dei prezzi alla pompa non ha attenuato le proteste contro il caro carburanti. Eni ha ridotto di altri due centesimi il prezzo consigliato del diesel ai propri distributori, portandolo da 2,210 a 2,190 euro al litro. Si tratta del valore di riferimento indicato dalla compagnia ai gestori, non del prezzo necessariamente applicato agli automobilisti, che può variare da un impianto all’altro. Il tetto ufficiale, il cosiddetto ‘price cap’, è rimasto invece fissato a 2,250 euro al litro. Intanto agricoltori, tassisti e sindacati hanno annunciato nuove mobilitazioni per chiedere al Governo interventi contro i rincari. Sullo sfondo le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati hanno registrato forti rialzi per la seconda seduta consecutiva, soprattutto sul gasolio, mentre i prezzi medi nazionali di benzina e diesel hanno mostrato una lieve diminuzione.

Benzina e diesel, i prezzi alla pompa

Ieri la benzina self service ha raggiunto un prezzo medio nazionale di 2,035 euro al litro, rispetto ai 2,037 euro di giovedì. Il diesel è sceso da 2,261 a 2,258 euro al litro. Riduzioni contenute anche sulla rete autostradale, dove la benzina self è passata da 2,048 a 2,046 euro e il gasolio da 2,287 a 2,281 euro. Secondo le elaborazioni di Quotidiano Energia sui dati trasmessi dai gestori all’Osservaprezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati alle 8 dell’8 ottobre, i prezzi medi della benzina self praticati dalle compagnie sono risultati compresi tra 1,997 e 2,059 euro al litro, contro i 2,084 euro degli impianti no logo. Per il diesel self, invece, i valori hanno oscillato tra 2,233 e 2,281 euro, mentre sulla rete indipendente la media è stata di 2,282 euro. Più elevati i prezzi del servito, con la benzina tra 2,116 e 2,223 euro al litro e il gasolio tra 2,350 e 2,446 euro. Negli impianti no logo le medie sono state rispettivamente di 2,141 e 2,335 euro.

Per il Gpl i valori si sono collocati tra 0,767 e 0,800 euro al litro, con una media di 0,775 euro nei distributori indipendenti. Il metano ha invece registrato prezzi compresi tra 1,851 e 2,013 euro al chilogrammo, contro 1,930 euro dei no logo.

Agricoltori, il gasolio riduce i margini delle aziende

Tra i comparti più esposti ai rincari figura quello agricolo, dove il gasolio rappresenta una spesa necessaria in ogni fase produttiva, dalla lavorazione dei terreni alla raccolta e al trasporto delle merci. L’aumento dei costi, a fronte di prezzi alla produzione rimasti fermi, ha ridotto i margini delle aziende e messo a rischio la continuità delle attività. La Federazione nazionale agricoltura ha inviato una richiesta formale al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste per sollecitare misure di sostegno al comparto: «Il gasolio non è una spesa accessoria», ha spiegato il Segretario generale Cosimo Nesci. «Senza carburante non si preparano i terreni, non si utilizzano i mezzi agricoli e non si portano a termine raccolta e trasporti. Ogni aumento ricade direttamente su chi lavora nei campi e rende sempre più difficile vivere del proprio lavoro. Non possiamo chiedere agli agricoltori di continuare a produrre senza garantire loro condizioni dignitose e sostenibili».

Alle difficoltà legate al carburante si è aggiunta la concorrenza dei prodotti agricoli importati, commercializzati a prezzi inferiori grazie a costi di produzione diversi da quelli italiani. La Federazione ha chiesto quindi regole di concorrenza eque, controlli doganali efficaci e maggiore trasparenza sull’origine delle merci. «Il danno per gli agricoltori è doppio», ha sottolineato Nesci. «Devono sostenere costi sempre maggiori per lavorare la terra e, nello stesso tempo, confrontarsi con prodotti venduti a prezzi ai quali spesso non riescono a competere senza rinunciare a una giusta remunerazione».

Cia, sei giornate di protesta davanti a Montecitorio

Le difficoltà del settore agricolo sono al centro anche della mobilitazione nazionale annunciata da Cia-Agricoltori Italiani, che ha programmato sei giornate di presidio davanti a Montecitorio, dal 13 al 15 e dal 20 al 22 ottobre. La protesta nasce dalla pressione dei costi sulle aziende e sulle famiglie, dal caro energia e carburanti fino all’aumento dei prezzi della spesa. L’associazione ha contestato anche le politiche europee sulla Pac, considerate penalizzanti per il lavoro nei campi e per la tenuta economica, ambientale e sociale dei territori.

Secondo la Cia il peso della crisi si è concentrato sugli anelli più deboli della filiera, dai produttori agricoli ai consumatori, con conseguenze anche sulla sicurezza alimentare europea e sulle aree interne.

Tassisti in piazza il 26 ottobre

Il caro carburanti ha spinto alla protesta anche i tassisti. Uri, itTaxi e Unicoop hanno organizzato per il 26 ottobre, dalle 10 alle 13, un presidio a Roma in via XX Settembre, davanti al ministero dell’Economia e delle Finanze. Alla manifestazione parteciperanno delegazioni da tutta Italia, ma soltanto con lavoratori fuori turno e senza vetture, per evitare disagi al traffico e garantire la continuità del servizio. Il problema, secondo le organizzazioni, riguarda soprattutto il rapporto tra costi e ricavi. I tassisti operano con tariffe fissate dai Comuni e non possono aumentare autonomamente il prezzo delle corse per compensare i rincari di benzina, gasolio e metano.

Durante il presidio, una delegazione chiederà un incontro con i rappresentanti del ministero per consegnare un documento articolato in tre richieste: estensione del gasolio professionale a Taxi e Ncc, con gli sgravi fiscali e i crediti d’imposta già previsti per l’autotrasporto merci; istituzione di un fondo straordinario di compensazione energetica con contributi una tantum; incentivi per l’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici. «La nostra è una protesta pacifica, ma determinata di lavoratori che non riescono più a coprire i costi vivi della giornata», hanno dichiarato i promotori. «Abbiamo scelto di manifestare fuori turno per rispetto dei cittadini romani, ma se il Governo continuerà a ignorare il grido d’allarme di migliaia di famiglie, lo spegnimento dei motori e il blocco nazionale diventeranno scelte inevitabili».

Il calendario delle mobilitazioni proseguirà il 30 ottobre con lo sciopero generale proclamato dall’Unione sindacale di base per tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Al centro della protesta ci saranno l’aumento dei prezzi, il costo dei carburanti, le bollette e la perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni.

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