A tre anni dagli attacchi del 7 ottobre, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha scelto una strada che, invece di unire, ha finito per riaccendere una delle polemiche più divisive della politica americana.
Nel ricordare le vittime israeliane dell’attacco di Hamas, Mamdani ha definito quel giorno un insieme di “orribili crimini di guerra”, esprimendo solidarietà verso le famiglie colpite. Ma subito dopo ha spostato l’attenzione sulla campagna militare israeliana a Gaza, arrivando a parlare di “genocidio” e accusando il governo di Gerusalemme di aver provocato decine di migliaia di vittime palestinesi.
Molti osservatori hanno contestato non tanto il diritto di criticare Israele, quanto l’utilizzo di un termine che porta con sé enormi conseguenze morali, storiche e giuridiche. Negli Stati Uniti, dove il sostegno a Israele resta forte in ampi settori dell’opinione pubblica, l’accusa di genocidio viene percepita da molti come una semplificazione estrema di una guerra complessa, iniziata dopo uno dei più sanguinosi attacchi terroristici della storia del Paese.
Il caso mostra ancora una volta come il dibattito occidentale sul Medio Oriente sia ormai intrappolato in due narrazioni opposte. Da una parte c’è chi sottolinea il massacro del 7 ottobre, con oltre mille israeliani uccisi e centinaia di ostaggi trascinati a Gaza. Dall’altra chi concentra l’attenzione sulle devastazioni del conflitto successivo e sul dramma vissuto dalla popolazione palestinese.
Mamdani sostiene che la sofferenza non sia iniziata il 7 ottobre e che non si sia conclusa con quella giornata. Un’affermazione che può essere condivisa da chiunque riconosca la lunga storia del conflitto. Per i detrattori del sindaco, equiparare la risposta israeliana a un genocidio significa ignorare il contesto di sicurezza che ogni nazione pretende di difendere quando viene attaccata.
La vicenda dimostra quanto sia difficile mantenere equilibrio in un dibattito dominato dall’emotività. Ricordare le vittime israeliane non dovrebbe impedire di riconoscere il dolore palestinese. Allo stesso modo, denunciare le sofferenze di Gaza non dovrebbe comportare la cancellazione delle responsabilità di Hamas.





