Il 2° Rapporto Camst-Censis fotografa le nuove abitudini dei lavoratori tra tavola, ufficio e digitale. L’85,5% ha un profilo social e l’80,7% pubblica contenuti legati a pranzi, cene e aperitivi. In smart working, però, il 54,7% mangia prevalentemente da solo e il 36,2% salta spesso il pranzo o continua a lavorare mentre consuma il pasto. Per il 90% uno spazio adeguato dove mangiare rappresenta un segnale di attenzione da parte dell’azienda. Si mangia sempre più spesso da soli, soprattutto quando si lavora da casa, ma il cibo resta uno dei protagonisti della vita sociale e della sua rappresentazione digitale. L’85,5% degli intervistati ha un profilo social, oltre un lavoratore su due, il 56,4%, pubblica contenuti con una certa frequenza e l’80,7% condivide online immagini o racconti legati a pranzi, cene, aperitivi e altri riti quotidiani della tavola.
È la fotografia tracciata dal 2° Rapporto Camst-Censis «Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità», presentato a Bologna a Palazzo de Toschi. La ricerca si concentra sulla giornata lavorativa e sul rapporto con i luoghi individuali e collettivi del cibo, tra dimensione fisica e digitale, privata e pubblica.
Il piatto diventa social
Il 77,5% degli intervistati pubblica contenuti relativi a ristoranti, bar, enoteche e altri esercizi frequentati, mentre il 68,7% presta attenzione all’aspetto visivo del piatto con l’obiettivo di condividerne foto o video sul web. La dimensione digitale influenza anche le scelte fuori dai social. L’80,5% dei lavoratori dichiara di scegliere bar, ristoranti, pub o altri locali sulla base di quanto visto o consigliato online. Il 63,8% li valuta anche in funzione della loro «instagrammabilità».
«Il cibo non è più solo nutrimento perché ha assunto una molteplicità di significati legati a identità, senso di appartenenza», ha dichiarato Massimiliano Valerii, consigliere delegato del Censis. Da un lato vengono pubblicati i momenti di convivialità, dall’altro post e immagini orientano la scelta di ristoranti e piatti.
La centralità dei social non cancella però quella degli spazi fisici. Per l’80,8% degli intervistati piazze, strade ed esercizi pubblici migliorano la vivibilità dei territori, per il 79,9% contribuiscono alla qualità della vita collettiva e per il 79,5% rendono concreta la convivialità propria della cultura italiana.
Smart working, il pranzo diventa più solitario
Il rapporto mette in evidenza le conseguenze del lavoro agile sulla pausa pranzo. Tra chi lavora in smart working, il 54,7% dichiara di mangiare prevalentemente da solo, contro il 39,2% di chi lavora solitamente in presenza. Il 36,2% salta spesso il pasto o mangia mentre continua a lavorare e il 34,9% considera stressante dover preparare il pranzo quando opera da casa. La mancanza dei colleghi viene segnalata dal 29,6%, mentre il 26,6% ritiene che l’assenza di un pasto condiviso produca conseguenze negative anche sul lavoro. Nel complesso, il 60,1% dei dipendenti sperimenta almeno una delle penalità indicate e il 37% ne vive gran parte.
Il bisogno di convivialità emerge anche dall’intero campione: l’85,2% ritiene che un pranzo piacevole favorisca buoni rapporti tra colleghi, l’82,2% associa la pausa condivisa a un maggiore senso di appartenenza al gruppo e il 54,2% la considera utile per scambiare informazioni.
Gli spazi per mangiare pesano anche sulla scelta dell’ufficio
Il luogo dedicato alla pausa assume così un peso anche nella capacità delle imprese di risultare attrattive. Il 58,5% di chi lavora in modalità mista tornerebbe volentieri in ufficio in presenza di spazi e servizi migliori per condividere il cibo. Il 90% degli intervistati considera inoltre la disponibilità di un ambiente adeguato dove mangiare un importante segnale di attenzione da parte dell’azienda.





