Nike, il colosso statunitense dell’abbigliamento sportivo, ha annunciato un importante piano di riorganizzazione aziendale che prevede ulteriori tagli al personale, una revisione della struttura operativa e una maggiore concentrazione sui mercati considerati strategici. La decisione arriva dopo risultati che hanno evidenziato un rallentamento delle vendite e prospettive più deboli del previsto per l’esercizio in corso.
Al centro delle preoccupazioni degli investitori c’è soprattutto la situazione in Cina, un mercato che per lungo tempo ha rappresentato uno dei principali motori di crescita e redditività del gruppo. Le vendite nel Paese continuano infatti a diminuire e il calo si è accentuato negli ultimi trimestri.
Il piano di rilancio di Elliott Hill
L’amministratore delegato Elliott Hill, impegnato da tempo in un piano di rilancio, ha puntato sul rafforzamento delle categorie sportive tradizionali, come il running, e sul recupero dei rapporti con i rivenditori. Tuttavia, negli ultimi anni Nike avrebbe faticato a introdurre prodotti realmente innovativi e capaci di entusiasmare i consumatori, favorendo così una crescita delle promozioni e degli sconti necessari per sostenere le vendite.
Per affrontare queste difficoltà, il gruppo riorganizzerà le proprie attività attorno a tre grandi aree geografiche: Americhe, Asia-Pacifico e Grande Cina, ed Europa-Medio Oriente-Africa. Parallelamente è prevista l’apertura di un nuovo campus in India, considerata una delle aree con il maggiore potenziale di sviluppo grazie alla disponibilità di competenze e talenti specializzati.
Il piano dovrebbe generare risparmi per miliardi di dollari entro il 2031, ma nel breve periodo comporterà ulteriori sacrifici e una riduzione del personale. Oltre alla crescente concorrenza dei marchi locali, Nike deve fare i conti con un cambiamento nei gusti dei consumatori e con la crescita di rivali internazionali sempre più aggressivi. Per riconquistare il mercato, il gruppo ha deciso di riprendere un controllo più diretto delle vendite online, limitando i diritti commerciali di alcuni grandi partner digitali. La situazione è resa ancora più complessa dalla crescente pressione competitiva nel settore sportivo globale.





