La Cina ha annunciato lo sviluppo di quella che viene descritta come la prima mappa geologica intelligente del Pianeta Rosso, un progetto basato sull’intelligenza artificiale che dovrebbe essere completato entro il 2028 e che rappresenterà uno strumento fondamentale per le future missioni scientifiche del Paese.
L’iniziativa si inserisce nella crescente competizione spaziale tra Cina e Stati Uniti. Sebbene la NASA disponga già di dettagliate mappe marziane realizzate grazie alle osservazioni orbitali, il nuovo sistema cinese promette di integrare grandi quantità di dati e di analizzarli automaticamente, permettendo una comprensione più approfondita della geologia e dell’evoluzione del pianeta.
La base di questo lavoro deriva dai risultati della missione Tianwen-1, uno dei maggiori successi del programma spaziale cinese. La missione, lanciata nel 2020, ha portato su Marte il rover Zhurong, che nel 2021 è diventato uno dei pochissimi veicoli robotici a operare con successo sulla superficie marziana. Durante la sua attività, insieme all’orbiter che lo accompagnava, ha raccolto centinaia di gigabyte di dati relativi al territorio, alla composizione del suolo e alla storia geologica del pianeta.
Tutte queste informazioni saranno utilizzate per costruire la nuova mappa intelligente e per individuare i siti più promettenti per la futura missione Tianwen-3. Quest’ultima rappresenta uno degli obiettivi più ambiziosi mai perseguiti dalla Cina nello spazio: riportare sulla Terra campioni di suolo marziano entro il 2031.
La missione assume un’importanza particolare anche perché nessuna agenzia spaziale è ancora riuscita a completare con successo un ritorno di campioni marziani. Gli Stati Uniti hanno già raccolto materiale attraverso il rover Perseverance, ma il progetto internazionale previsto per riportarlo sulla Terra ha incontrato difficoltà e rinvii, lasciando aperta la possibilità che sia proprio la Cina a raggiungere per prima questo storico traguardo.
Parallelamente, la competizione tra Washington e Pechino si estende anche alla Luna. Entrambe le potenze guardano con interesse al polo sud lunare, una regione ritenuta ricca di ghiaccio d’acqua, risorsa potenzialmente decisiva per future basi permanenti e per la produzione di carburante spaziale.





