Una battaglia legale nata all’interno dell’Università Cornell si sta trasformando in un fenomeno nazionale sui social network. Negli Stati Uniti migliaia di donne stanno infatti utilizzando l’hashtag ‘#IamJaneDoe’ per esprimere sostegno alla studentessa che, mantenendo l’anonimato, ha denunciato una presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta nel 2024 e ha avviato una causa civile contro alcuni membri di una confraternita universitaria e contro lo stesso ateneo.
La vicenda ha assunto una rilevanza che va ben oltre il singolo procedimento giudiziario. Sebbene la normativa dello Stato di New York consenta alle presunte vittime di violenza sessuale di presentare ricorsi utilizzando lo pseudonimo “Jane Doe”, negli ultimi giorni alcuni commentatori online hanno cercato di identificare pubblicamente la giovane. Un’iniziativa che ha suscitato forti polemiche e che, secondo i sostenitori della donna, rischia di trasformarsi in una forma di pressione psicologica nei confronti di chi ha deciso di denunciare.
Proprio in risposta a questi tentativi è nato il movimento digitale ‘#IamJaneDoe’. Numerose donne hanno iniziato a dichiarare simbolicamente “Io sono Jane Doe”, condividendo le proprie esperienze personali di violenza o abuso e cercando di spostare l’attenzione dalla ricerca dell’identità della denunciante ai temi più ampi della tutela delle vittime e del sostegno ai sopravvissuti. Tra le testimonianze emerse vi sono quelle di donne che avevano scelto di raccontare pubblicamente episodi vissuti decenni fa e di altre che, grazie all’hashtag, hanno trovato una comunità capace di offrire sostegno e ascolto. Per molte partecipanti, il messaggio centrale è che nessuna vittima dovrebbe sentirsi isolata o costretta a esporsi pubblicamente prima di essere pronta.
Intanto il caso continua ad avere conseguenze anche sul piano istituzionale. Dopo la presentazione della causa, le autorità hanno riaperto un’indagine precedentemente archiviata senza incriminazioni. La governatrice dello Stato di New York ha inoltre criticato la gestione iniziale dell’inchiesta e ha disposto un nuovo esame delle circostanze che avevano portato alla chiusura del fascicolo.





