La decisione del Cremlino di trasferire sotto amministrazione temporanea le attività russe di Metro AG rappresenta un nuovo capitolo nella progressiva ridefinizione dei rapporti economici tra Russia e Occidente.
Il provvedimento, formalizzato attraverso un decreto presidenziale, sottrae di fatto al gruppo tedesco il controllo operativo della controllata locale, affidandolo alla società russa UK Torg RUS, costituita soltanto poche settimane fa e guidata da Johannes Tolay, già amministratore delegato delle attività russe di Metro.
L’iniziativa arriva in un momento particolarmente delicato per le relazioni tra Mosca e Berlino. Solo pochi giorni prima, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i ministri degli Esteri Sergei Lavrov e Johann Wadephul si erano incontrati per discutere della guerra in Ucraina, in uno dei rarissimi confronti diretti tra i due governi dall’inizio del conflitto.
Le tensioni restano elevate, soprattutto dopo che la Germania ha attribuito alla Russia la responsabilità di un presunto tentativo di attacco con drone contro l’aeroporto di Lipsia/Halle, adottando successivamente misure diplomatiche e culturali restrittive nei confronti di Mosca. Il Cremlino ha respinto con fermezza le accuse.
Metro, presente in Russia dal 2001, gestisce oggi 91 punti vendita all’ingrosso e impiega circa 9.000 persone. A differenza di molte multinazionali occidentali che hanno lasciato il mercato russo dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, il gruppo tedesco aveva scelto di rimanere, sostenendo di voler tutelare dipendenti e clienti locali. Dopo il decreto, l’azienda ha riconosciuto di non avere più il controllo operativo della propria filiale russa e ha annunciato una valutazione delle conseguenze della misura.
L’episodio non appare isolato. Nelle scorse settimane Mosca aveva già disposto il trasferimento del controllo delle attività russe di colossi stranieri come Nestlé e Auchan, richiamando le presunte azioni ostili dei Paesi definiti «non amici». La strategia sembra dunque seguire una logica sempre più chiara: utilizzare gli asset delle imprese occidentali come leva politica ed economica nel confronto con i governi che sostengono Kiev.





