Almeno 14 persone sono state uccise e altre 57 ferite negli attacchi russi condotti nelle ultime 24 ore in diverse regioni dell’Ucraina. Lo riferisce il Kyiv Independent, citando le autorità locali. Tra le aree più colpite c’è Odessa, dove il governatore Oleg Kiper ha parlato di un «massiccio attacco».
Nella notte la Russia ha lanciato complessivamente 170 droni d’attacco Shahed. Secondo le autorità ucraine, 147 sono stati abbattuti o neutralizzati dalle difese aeree. Gli attacchi hanno interessato edifici residenziali, infrastrutture energetiche e altre strutture civili nelle regioni di Odessa, Kharkiv, Sumy, Mykolaiv, Kherson, Poltava, Zhytomyr e Kiev.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato una nuova ondata di attacchi contro il territorio nazionale, mentre sul Mar Nero si è verificato un ulteriore episodio destinato ad alimentare la tensione. Secondo il ministero della Difesa russo, le forze di Mosca hanno colpito una nave diretta a Odessa che trasportava equipaggiamenti militari e beni a doppio uso destinati alle Forze armate ucraine.
Il raid vicino alla Polonia
Particolare attenzione suscita intanto l’attacco alla locomotiva di un treno diretto da Kiev a Varsavia. Il raid con droni è avvenuto a Yahodyn, nell’Ucraina occidentale, a meno di due chilometri dal confine polacco, e ha interessato un convoglio sul quale viaggiavano 206 passeggeri.
Secondo Zelensky, l’attacco è stato «deliberato»: la locomotiva sarebbe stata incendiata e una stazione di servizio danneggiata. L’episodio ha provocato una reazione anche da parte italiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di «provocazioni» contro l’Occidente, aggiungendo: «Non ci facciamo intimidire».
La vicinanza geografica dell’attacco al territorio polacco aggiunge così un ulteriore elemento di tensione al quadro di sicurezza europeo, pur trattandosi di un’azione avvenuta in territorio ucraino.
La diplomazia resta ferma
Sul piano diplomatico, intanto, si guarda alla possibilità di un nuovo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato alla televisione pubblica russa che i due presidenti potrebbero incontrarsi a margine del vertice Apec, previsto il 18 e 19 novembre a Shenzhen, in Cina.
L’ipotesi resta legata alla definizione dell’agenda internazionale e non equivale, allo stato, alla convocazione di un negoziato sulla guerra in Ucraina. Ma il possibile faccia a faccia tra i presidenti russo e americano riporterebbe direttamente al centro il rapporto tra Mosca e Washington nella gestione del conflitto.
Nel frattempo, un nuovo provvedimento di Mosca interviene sugli interessi economici stranieri in Russia. Un decreto firmato da Putin dispone la gestione temporanea controllata degli asset di diverse società internazionali. L’amministrazione temporanea è stata affidata alla società per azioni russa LEV Management.
Fumata nera tra Mosca e Berlino
Non arrivano invece segnali di riapertura sul fronte russo-tedesco. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito sostanzialmente privo di risultati l’incontro tra il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul e il suo omologo russo Sergei Lavrov, avvenuto a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Secondo Zakharova, Wadephul si sarebbe limitato a leggere a Lavrov un testo preparato in precedenza. La portavoce russa ha interpretato l’incontro come un’iniziativa destinata soprattutto a mostrare all’opinione pubblica tedesca un’attività diplomatica di Berlino. Zakharova ha collegato questa esigenza anche al calo del consenso nei confronti del cancelliere Friedrich Merz.
Al di là delle accuse reciproche, il quadro resta quello di una guerra che continua a produrre vittime e ad avvicinare alcuni episodi militari alle frontiere dell’Unione europea, mentre sul piano diplomatico i canali tra Mosca e le principali capitali occidentali rimangono estremamente fragili.





