Gli elettori svizzeri sono chiamati alle urne per decidere se inserire nella Costituzione una versione più rigida del principio di neutralità, una scelta che potrebbe limitare fortemente la capacità del Paese di aderire a sanzioni economiche internazionali e di cooperare con la NATO.
La neutralità della Confederazione è riconosciuta a livello internazionale dal 1815, al termine delle guerre napoleoniche, ma le modalità concrete con cui essa viene applicata non sono mai state definite in modo dettagliato nella Costituzione. Proprio questa ambiguità è al centro del referendum promosso dall’Unione Democratica di Centro (SVP), principale forza della destra svizzera.
Secondo i sostenitori dell’iniziativa, la tradizionale neutralità elvetica sarebbe stata progressivamente indebolita negli ultimi anni, soprattutto dopo la decisione del governo di aderire alle sanzioni contro la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina. La campagna referendaria ha puntato proprio su questo tema, con manifesti diffusi in tutto il Paese che invitano i cittadini a scegliere la neutralità come garanzia di pace e indipendenza.
I sondaggi pubblicati nelle settimane precedenti al voto indicano però una netta prevalenza del fronte contrario. Circa due terzi degli elettori si dichiarano infatti orientati a respingere la proposta, segno che una larga parte della popolazione continua ad approvare l’attuale interpretazione della neutralità adottata dalle autorità federali.
Secondo numerosi osservatori, i cittadini svizzeri restano fortemente legati al concetto di neutralità, ma senza rinunciare alla possibilità di assumere posizioni politiche ed economiche di fronte a crisi internazionali come quella ucraina. In particolare, il sostegno alle sanzioni contro Mosca rimane significativo e contribuisce a spiegare le difficoltà incontrate dall’iniziativa referendaria.
La proposta prevede che la Svizzera non possa aderire né collaborare con alleanze militari o di difesa, salvo nel caso di un’aggressione diretta al Paese. Inoltre, le sanzioni economiche potrebbero essere applicate soltanto se approvate dalle Nazioni Unite, limitando notevolmente i margini di manovra della politica estera svizzera.





