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Trump e Xi Jinping

Trump-Xi, il vertice della distensione senza accordi decisivi

domenica, 27 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Tappeto rosso, cerimoniale, cena di Stato e dichiarazioni sull’amicizia personale. Ma al di là della scenografia, il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Washington ha prodotto finora risultati limitati. I due leader hanno confermato la volontà di mantenere aperto il dialogo e di evitare un’escalation nei rapporti tra le due principali potenze mondiali, ma le divergenze su commercio, tecnologia, Taiwan e Iran restano sostanziali. Un bilancio definitivo, tuttavia, sarà possibile solo lunedì, quando il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, illustrerà i dettagli dei progressi compiuti e degli eventuali accordi raggiunti nelle diverse aree negoziali.

Trump ha definito l’incontro “produttivo” sia per gli Stati Uniti sia per la Cina e ha insistito sul rapporto personale con Xi. Il presidente americano lo ha accolto personalmente alla Joint Base Andrews, ha organizzato una cena di Stato con esponenti di WallStreet e della Big Tech e ha riservato alla delegazione cinese un’accoglienza caratterizzata da un forte apparato simbolico.

Il risultato più concreto è la proroga di due mesi, fino al 10 gennaio, della tregua commerciale già in vigore e originariamente destinata a scadere il 10 novembre. I dettagli degli eventuali altri progressi saranno illustrati lunedì dal rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer. Washington e Pechino hanno inoltre avviato discussioni sulle implicazioni e sui rischi legati all’intelligenza artificiale.

Sul resto, invece, le posizioni rimangono distanti. Trump ha fatto sapere a Xi che sarebbe “inaccettabile” un ulteriore sostegno cinese all’Iran, in particolare attraverso armi e intelligence. Pechino non sembra però intenzionata a modificare la propria impostazione generale. Xi ha parlato della necessità di evitare una “sfida gladiatoria a somma zero” e la “trappola di Tucidide”, richiamando il rischio che la competizione tra una potenza emergente e una potenza dominante possa trasformarsi in conflitto.

Il resoconto cinese del colloquio ha indicato come obiettivi la costruzione di una “stabilità strategica costruttiva”, la definizione di limiti alla competizione, la riduzione delle restrizioni tecnologiche e la prosecuzione della tregua commerciale. Pechino ha inoltre chiesto a Washington di opporsi all’indipendenza di Taiwan.

È significativo anche il diverso linguaggio utilizzato dai diverso linguaggio utilizzato dai due presidenti. Trump ha privilegiato il rapporto personale e la dimensione spettacolare della visita; Xi ha insistito invece sui rapporti tra Stati, sulla reciprocità e sull’equilibrio strategico. Una differenza che riflette due approcci alla stessa relazione: da una parte la ricerca di accordi attraverso il rapporto diretto tra i leader, dall’altra una visione fondata sulla struttura complessiva dei rapporti di potenza.

Le difficoltà nei trasporti e il giudizio dei media

Anche sul fronte dei collegamenti aerei è emersa una difficoltà concreta. Xi ha proposto di aumentare i voli diretti tra Cina e Stati Uniti per favorire commercio e scambi. Oggi i vettori dei due Paesi sono autorizzati a operare circa 50 voli di andata e ritorno settimanali ciascuno, contro oltre 320 collegamenti complessivi prima della pandemia. Le compagnie americane frenano però l’aumento dei voli cinesi perché i vettori di Pechino possono utilizzare lo spazio aereo russo, mentre quelli statunitensi devono evitarlo. Ne deriva un vantaggio competitivo per le compagnie cinesi, con rotte più brevi e costi inferiori.

Il giudizio dei principali media americani è stato quindi prudente. Il New York Times ha parlato di scarsi progressi visibili, il WallStreet Journal di una visita ricca di cerimonie ma povera di risultati e il Washington Post ha sottolineato sfarzo e simbolismo. Il Financial Times ha sintetizzato la propria analisi nella formula “la pomposità prevale sulla sostanza”. Reuters ha evidenziato invece i limiti emersi nella capacità di Washington di ottenere risultati sulle questioni più controverse.

Trump e Xi hanno comunque confermato l’intenzione di incontrarsi nuovamente nel corso del 2026, all’Apec in Cina e al G20 in Florida. Il vertice non ha quindi risolto le principali controversie tra Washington e Pechino, ma ha mantenuto aperto il canale politico. In una relazione destinata a rimanere competitiva, la continuità del dialogo è oggi il risultato più concreto emerso dalla visita.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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