0

Iran, la proposta dei sette giorni: Teheran rimette la scelta a Washington

domenica, 27 Settembre 2026
2 minuti di lettura

La diplomazia torna al centro della guerra tra Stati Uniti e Iran, ma senza che il confronto militare sia realmente chiuso. Teheran ha presentato a Washington una proposta in sette giorni per fermare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e riavviare successivamente i negoziati sul programma nucleare. Il piano, illustrato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi a New York, prevede che vengano soddisfatte alcune condizioni iraniane, tra cui la fine del blocco navale statunitense e la riduzione della pressione militare.

Il dossier Hormuz

Il dossier Hormuz è il punto centrale. La riapertura dello Stretto, attraverso il quale transita normalmente una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas, diventerebbe il primo risultato concreto di un’intesa. In cambio, Teheran chiede la cessazione delle ostilità e l’avvio di un percorso negoziale sul nucleare.

La posta in gioco non è soltanto militare. La crisi ha già prodotto effetti sui prezzi dell’energia e sui costi di beni e servizi. Secondo un’analisi del Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti, se i prezzi restassero ai livelli attuali l’impatto complessivo sulle famiglie italiane potrebbe raggiungere 24,6 miliardi di euro entro la fine dell’anno, con un aggravio potenziale di 926 euro annui per famiglia. Sul fronte energetico, il gas ha registrato un aumento del 13,5% e l’elettricità del 10,1% in sei mesi.

Araghchi ha indicato Washington come interlocutore chiamato a compiere il prossimo passo. Ma la posizione americana resta distante. Secondo quanto riportato da fonti statunitensi, Donald Trump avrebbe respinto la proposta iraniana dei sette giorni, mentre l’amministrazione continua a sostenere che la porta della diplomazia rimane aperta.

La stessa linea è stata espressa dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un’intervista a Fox News. Teheran, ha sostenuto, non avrebbe scelto la guerra e non intenderebbe proseguirla: «Sono gli Usa che devono decidere se porre fine alla guerra». Pezeshkian ha ribadito la disponibilità iraniana a riprendere il percorso negoziale già discusso con Washington.

Il presidente iraniano ha inoltre smentito le indiscrezioni sulla morte o sulle gravi condizioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, affermando di averlo incontrato e assicurando che gode di buona salute. Secondo Pezeshkian, la sua assenza dalla scena pubblica sarebbe legata a ragioni di sicurezza.

Sul terreno diplomatico, intanto, l’Assemblea generale dell’Onu ha restituito un’immagine di forte contrapposizione. Durante il discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, decine di delegazioni hanno lasciato l’aula. Netanyahu ha reagito invitando chi intendesse andarsene a farlo immediatamente e ha difeso la scelta israeliana di colpire l’Iran, sostenendo che senza quell’azione «saremmo tutti morti».

Il contrasto tra le due posizioni è netto. Teheran presenta oggi la riapertura di Hormuz come il possibile primo passo verso una cessazione delle ostilità; Washington continua invece a subordinare la soluzione alla questione nucleare e al comportamento regionale iraniano. Il Dipartimento di Stato ha ribadito che la scelta spetta al regime iraniano e che l’obiettivo americano resta impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare.

Anche sul piano economico la posta è alta. La chiusura o la forte limitazione del traffico attraverso Hormuz continua a pesare sui mercati energetici e sulle economie dei Paesi del Golfo. Il Qatar ha definito il blocco «un problema globale» e chiesto un’azione internazionale coordinata, sostenendo che i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran abbiano registrato progressi.

Ma il quadro resta contraddittorio. Mentre Araghchi propone una road map negoziale, l’agenzia iraniana Fars ha smentito le notizie su un nuovo round di negoziati con gli Stati Uniti. La diplomazia, dunque, è tornata a muoversi, ma ancora dentro una guerra non risolta e con condizioni che Washington e Teheran continuano a leggere in modo diverso.

Il punto decisivo resta Hormuz: la sua riapertura potrebbe diventare il primo banco di prova concreto della possibilità di trasformare i contatti diplomatici in una tregua. Al momento, però, la proposta iraniana non ha prodotto un accordo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Lavoro e Veronese (Uil): Cassa integrazione, segnali di difficoltà per l’intero sistema produttivo

Cassa integrazione, dalle ore autorizzate nuovo segnale di difficoltà per…

Energia e Superbonus. Granelli (Confartigianato): “Priorità al taglio delle bollette e Bonus edilizia”

“Ridurre i costi dell’energia e l’impatto dell’inflazione e risolvere il…